Archivio March, 2008

Uollo


State attenti che con l’ora legale l’Uollo è parecchio nervoso e quello che vi butta in testa dall’alto non è proprio acqua fresca…

Qualche volta mi capita di rimanere incastrato con i piedi mentre volo in una nuvola, eppure sono un uccello a tutti gli effetti, nel senso che le ali per volare c’è l’ho, semmai non ho le zampe ma per il volo non è determinante avere zampe o piedi. Penso che mi passerà, il medico mi ha detto che è questione di dinamica. Intanto mi curo le piume e non smetto di volare perché non è che mi manca la partenza quella c’è e bene pure, il problema nasce quando mi trovo ad alta quota, dove la parte umana che è in me soggioga quella pennuta. L’inghippo sta nell’alluce che diviene valgo scombinandomi la sospensione in volo: l’avampiede s’allarga a ventaglio facendo resistenza alle ali, in più la protuberanza dell’osso sporge a tal punto da deviare il moto, non più rettilineo. Così perdo quota. Accade, seppur raramente, di volare in mancanza di vento allora m’incastro senza volerlo nella prima nuvola che mi capita, lì tra le nubi resto bonaccione; ma quando soffia il vento, e succede il più delle volte, cado in picchiata. A bassa quota avverto un attrito che modifica il mio carattere, m’incattivisco come una bestia. Violento, mi scaglio su chi mi capita di sotto: sempre e solo teste. Senza volerlo mi viene da scherzarci sopra: sputo, piscio e se proprio mi è simpatico ci vado pure di corpo. Quando non ne possono più alzano la testa allora ci do un ultimo spruzzo, un residuo messo da parte, che riverso al momento opportuno solo per farmi conoscere.

“Appartiene a Uollo, è roba buona”, gli dico attutendo la caduta. Nel vedermi cadere gli uomini reagiscono gridando: “Attenti a Uollo!”, e m’invitano pure, “Scendi Uollo, se ti prendo Uollo ti faccio un culo così”; ma allora, chissà perché, l’alluce non è più valgo e le ali prendono quota alla ricerca di uno smemorato. Gli uccelli, quelli che oltre alle ali hanno anche le zampe, invece non mi danno una mano né nell’acchiappare una nuvola né nell’attutire la caduta sull’asfalto, figurarsi poi nello sfracassare l’uomo. Mah, sarà questione di dinamismo.

Il ficocefalo


Ma secondo voi, qual è st’idea fissa del ficocefalo?

Semplicemente un cefalo il cui cervello è costituito da un normale fico.
Potete immaginare i suoi ragionamenti da fico, qual è la sua idea fissa e quale, alla fine, il suo unico scopo nella vita.

Lo Squilibrì


Il colibrì raggiunge una velocità di cento chilometri orari. Lo squilibrì neanche per sogno.
Il colibrì ottanta battiti di ali al secondo. Lo squilibrì neppure la metà.
Il colibrì in fase di corteggiamento duecento battiti al secondo. Lo squilibrì non ci prova nemmeno.
Il colibrì compie distanze di circa quattromila chilometri. Lo squilibrì manco morto.
Al colibrì si dice che gli atzechi abbiano innalzato un tempio. Allo squilibrì no.
Credevano che il colibrì fosse la reincarnazione di un guerriero. Lo squilibrì, quella del suo cane.
Il colibrì è un uccello che tutte le femmine desiderano. Lo squilibrì è un uccello che desidera tutte le femmine (ma gliene basterebbe una qualunque).
La femmina del colibrì costruisce il nido mentre il maschio canta il suo amore. Lo squilibrì cerca una femmina che, senza cantare, si occupi di lui e del nido.
La femmina del colibrì alleva la prole e il maschio vola alla ricerca del cibo. Lo squilibrì, che detesta cantare e volare, cerca una femmina che si occupi di lui, del nido e del cibo.
Molti studiosi concordano nel ritenere lo squilibrì l’uccello dalla struttura encefalica più prossima a quella del maschio umano e che il colibrì sia il sogno impossibile di tutte le femmine della sua specie.

Nina Vomitich (prologo)


Tragedia in tre atti (con happy end)

Il coro:
“Quando Nina Vomitich si svegliò si ritrovò con un albero in testa.
Poi guardò meglio e vide che non era propriamente un albero ma un vero bosco, con tanto di tronchi, rami e foglie evergreen.
Attaccati ai rami c’erano piccoli barattoli di miele, contenitori appiccicosi e anche pesanti quanto un culo di piombo. Tutt’attorno alla sua testa boscosa gravitavano sciami di api che a guardarle bene si sarebbero dette anche molto incazzate.
Erano tante, ma proprio tante.
Erano uno sciame, un plotone, una falange, erano un fottio di api.
Da allora Nina Vomitich perse la vista e poi un piede (anche se il piede poi lo ritrovò). Ma a lavoro continuò ad andarci.”
(continua)

Il Traumaforo


Se improvvisamente rivedi davanti a te la ragazza che ti ha messo le corna col tuo migliore amico o ti compare l’azione del gol che ha fatto perdere il derby alla tua squadra del cuore, attento perché potresti essere già vittima del traumaforo…
Fantareale

Si tratta di un animale ologrammatico. E’ capace di assumere qualsiasi forma che possa creare un trauma a chi gli sta di fronte. La sua azione lo porta a insinuarsi nella psiche della vittima facendole riaffiorare ricordi terribili, traumi infantili latenti o il più delle volte creando traumi ad hoc, modellati sulle sue paure più nascoste e portandola alla morte per aneurisma.

Recentemente è stato utilizzato come arma di distruzione di massa da un regime totalitario. Il Traumaforo, imprigionato e addestrato dagli scienziati del regime nella neurostalla, viene liberato in zone di guerra che si vogliono desertificare dalla presenza umana.

Celebre l’episodio che ha visto protagonista uno degli alti colonnelli del regime, che nonostante tutte le raccomandazioni degli scienziati, ha insistito per vedere il traumaforo. Arrivato al cospetto dell’animale è stato colto da una regressione infantile e ha iniziato a camminare carponi urlando frasi in sanscrito. Dopo pochi minuti gli è scoppiata una vena nel cervello e per lui non c’è stato nulla da fare.

Il Tartalampo


Se state pensando alle vostre vacanze estive, affrettatevi a prenotare un tartalampo. Sono rimasti pochi esemplari.
Fantareale

Si muove piuttosto lentamente e nei giorni umidi e piovosi procede a piccoli scatti, come mosso da impulsi elettrici, per lui molto stressanti e faticosi.

Il piccolo corpo è ricoperto da uno scudo a forma di saetta che si presenta liscio, di colore bruno, solcato nella parte superiore da strisce a zig zag. All’imbrunire lo scudo si riscalda, le strisce diventano incandescenti e sono in grado di fulminare gli insetti notturni che si avvicinano attratti dalla luce. Per questa particolarità il tartalampo è molto apprezzato dai campeggiatori.

Una che va in pezzi


La prossima volta che dici: sono stanchissimo, non ce la faccio più, sono a pezzi, pensa a quello che dovrà riaggiustarti
Fantareale

Era rientrato col buio quella sera e aveva attraversato l’ingresso senza cercare l’interruttore, guidato dal solo chiarore che passava attraverso la porta a vetri del soggiorno. Lei era lì ad aspettarlo, illuminata dalla grande lampada centrale. Era a pezzi, di nuovo. E come al solito ci si era ridotta da sola. Lui lasciò scorrere lo sguardo sul grosso mucchio di frammenti piccoli e meticolosi: pelle, muscoli, ossa, cornee, unghie e capelli, tutto accuratamente sminuzzato e raccolto al centro del tavolo. La serata prometteva male. Si tolse le scarpe e facendo attenzione a non calpestare qualche pezzetto sparso si spostò in cucina in cerca di una bottiglia. Mandò giù veloce un paio di bicchieri e ritrovò abbastanza coraggio per tornare da lei in soggiorno. Lasciò scorrere lo sguardo su quel cumulo di dettagli cercando di decidere da dove abbordare il problema. Le goccioline di sangue, simili a palline di mercurio di un termometro rotto, sarebbero state come al solito la parte più snervante del lavoro.
(…) continua nell’antologia del Fantareale

La Cinciatriste


Amica fantareale, ti senti anche tu “cinciatriste”? Hai le stesse abitudini sessuali della “cinciatriste”? Raccontaci che animale fantareale sei…

La Cinciatriste, al contrario della Cinciallegra, ha un piumaggio grigio e anonimo. Disdegna gli schiamazzi e le grida delle attività quotidiane e preferisce l’atmosfera del tramonto, quando il sole sta lentamente morendo. La Cinciatriste si ciba esclusivamente di bucce di frutta e spine di arbusti, così che il sapore della polpa non possa tentare la sua volontà.

Nel periodo dell’accoppiamento la Cinciatriste cede alle lusinghe del maschio che attira irresistibilmente la femmina con un lamento monotòno. La femmina di Cinciatriste sceglie di accoppiarsi col maschio che riesce a farla piangere. La Cinciatriste muore nel preludio del godimento, per collasso del sistema nervoso sottoposto a eccitazione. Altre volte, muore subito dopo l’accoppiamento, distrutta e abbattuta dal rimorso per l’eccessivo piacere provato.

De-Cesso


Per alcuni il miglior momento per chiamare la moglie è sulla tazza del cesso. Ma occhio a come ci si comporta e soprattutto a cosa può succedere…
Fantareale

Dodici ore al giorno, tutti i giorni. Metà esistenza consacrata al padrone che lo addomesticava portandolo a passeggio in qualche brain storming per ammansirlo. Quella sera, dopo un’inutile riunione con l’amministratore delegato, si sentiva esausto. Camminava trafelato, il corpo sbilanciato in avanti e i muscoli dei glutei vigili, stretti in una morsa. L’intera giornata pervaso da quell’atavico disagio che gli imponeva di sedersi sul bordo della sedia, ondeggiando ora in una direzione ora nell’altra, come un magnetico ago di bussola. Goffe pose innaturali, gambe accavallate alla ricerca di un punto cardinale capace di sedare l’impellente bisogno. Ma la Natura matrigna seguiva il proprio corso con implacabile noncuranza e ciò che premeva con pungente ardore sembrava vincere ogni tentativo di difesa. Fu dunque un sollievo quando, arrivando nella stanza d’albergo, si calò in fretta i pantaloni e per un istante il water gli si palesò in tutta la sua magnificenza; con profonda deferenza ci si sedette sopra e allora gli venne in mente. Tirò fuori il cellulare dalla tasca della giacca e telefonò come tutte le sere alla moglie. La donna avrebbe voluto raccontargli mille cose ma il suono delle sue parole veniva sopraffatto dal mugolio del processo di evacuazione in corso. Così prese coraggio e parlò: “Non ne posso più, ogni volta che mi chiami sei in bagno, è ridicolo, irrispettoso, volgare”. Parlò, si infervorò, cercò con tutti i mezzi di fargli capire che aveva bisogno di attenzione. Attese la risposta, ma udì soltanto qualcosa di molto pesante cadere a terra. Capì che era il marito, fulminato dal crollo della scatola sifonata. Il getto dell’acqua copioso coprì le grida della donna restituendo alla terra il frutto del duro lavoro del marito. Di lei, povera anima, si dice che prediliga la turca dopo il triste, inspiegabile e grottesco de-cesso.

Fantacalcio


Se gli arbitri venissero da un altro pianeta l’Inter vincerebbe lo scudetto?

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