Un aereo. Uno scompartimento privato. Un grosso sedile di velluto verde. Un uomo. Un anello d’oro al dito anulare destro, oro, oro grande, possente, pesante, nettamente visibile. Un vestito, lungo, rosso, orli neri e dorati. Un copricapo, anch’esso rosso, piccolo e rotondo, sulla testa, a lasciare intravedere capelli leggermente scombinati, bianchi. Quotidiani, diversi, poggiati su un tavolino, accanto. Sul tavolino, una tazza di tè, fumante. Un giornale fra le mani. Lo sfoglia e lo legge attentamente, la pagina economica, legge la pagina economica, scorre con gli occhi lentamente le singole parole e i singoli numeri, numeri e parole come se fossero importanti, per la vita delle persone, la pagina economica legge, più delle altre, la legge, la legge, la legge, si sofferma, corruga la fronte, scuote piano la testa, e gli occhi si spostano leggermente, leggeri scatti scorrendo le parole – i numeri – gli investimenti successivi. Monsignor Hans Becker Moss è un uomo che ha dedicato la sua vita ai numeri, e dai numeri del Vangelo, i versetti e i capitoli a memoria, non il contenuto – i numeri – è passato ai numeri economici e ha scalato rapidamente i vertici della chiesa con quella mente che solo un appassionato di numeri può avere, gestione economica di enormi finanze – investimenti per il clero – e arricchimenti di qualcuno ma non si sa di chi – perché – perché la vera chiesa è comunità, e la comunità sono le persone, e le persone sono anche Monsignor Hans Becker Moss, monsignore che ha scalato i vertici della chiesa scorrendo pagine di numeri e ragionando con i numeri e trattando preti e persone come numeri e producendo – qualcosa ma non si sa cosa – lavoro duro il suo, ma non per la sua mente, non per la sua persona, eh, il signor monsignor anello al dito Hans Becker Moss, è uno di quelli, uno di quelli duri. Un duro con deboli muscoli e pelle raggrinzita e capelli svolazzanti e occhi tristi che leggeri volano sulle parole, un duro con tutto questo ma un tutto questo ricoperto d’oro, l’oro dei soldi e l’oro di un vestito magnificente e l’oro di un anello forse più pesante del suo corpo cadente sulle ossa, l’unica cosa dura, le ossa, sulle quali il corpo flaccido si accasciava, e il tutto dava un’immagine mesta, un uomo letteralmente ripiegato su se stesso. E sui numeri. Sorseggia il monsignore, sorseggia il tè fumante, piccole nuvole ascendenti di fumo che nel raggio di pochi centimetri nell’aria si disperdono, proprio all’altezza del braccio sinistro coperto dal cotone strapulito del monsignore, proprio a quell’altezza le nuvole – le piccole nuvole – si perdono per l’aria, e quel braccio, il sinistro, prende ogni tanto la tazza e l’avvicina alla bocca – ogni tanto, solo ogni tanto – molto lentamente fino alla bocca, fino alle labbra piccole, screpolate, inghiottite nella pelle del muso cadente. Il monsignore, non lo sa, è sulle nuvole della terra, ora, è in alto più in alto di quanto lui possa pensare, altezza dodicimilatrecentoventritre metri, ecco questo forse lo capirebbe, così, è sospeso per l’aria sorvolando due regioni, Basilicata, Calabria, e un’isola regione indipendente, Sicilia, con Lampedusa, in basso, verso il Sud, verso la Tunisia, Djerba, unica oasi di ricchezza, e poi giù, giù, giù, un aereo sulle teste di trecentoventiquattro bambini scalzi in pantaloncini a torso nudo, un uomo su settecentosettantuno bambini rinchiusi in catapecchie dove giocano con i sassi sotto lo sguardo di novecentodue donne dalle anche grosse, poi sempre più a sud, un aereo e un uomo sulle teste di centosettantadue donne e uomini coinvolti nel piacere – orgasmi – oddio orgasmi – un monsignore sopra orgasmi – e rapporti non protetti e aids – oddio aids. AIDS. Tutto muore, pensa, il monsignore, quando vede le azioni cadere a picco, e giù più giù esattamente diecimiladuecentosette metri più sotto un uomo strangola sua moglie e un altro muore per overdose e un bambino esplode assieme a una mina e una donna piange, non si sa cosa, ma tutto, tutto muore.
“Tutto muore”, pensa il monsignore Hans Becker Moss, “tutto muore” e la testa si agita lentamente, di nuovo, in un segno di stizza, perché assieme a quel movimento, un “no”, un “non è possibile”, un “incredibile”, un pensiero, un pensiero lo assale, assurdo, così assurdo e allucinante che lo assale e lo pervade indebolendolo, la testa si muove, no, no, no – il pensiero:
Anche i numeri muoiono.