Archivio August, 2008

Il fangalude


pozzanghera
Nelle notti in cui la luna è coperta e non c’è vento da una pozzanghera esce il fangalude. Questo perché non sopporta la luce e il vento lo spazzerebbe via. Si nutre degli insettini che restano intrappolati e muoiono nelle acque pozzangherose. Non è aggressivo, ma se lo tocchi puoi sporcarti e le sue macchie non vanno via dai vestiti. Quando starnutisce, schizza striscioline di fango. Si riproduce attraverso il lancio di palle di fango. Se un maschio lancia una palla di fango a una femmina lei resta incinta di otto palline di fango. Va molto d’accordo con i ricci di terra, ma i loro veri migliori amici sono i maiali che si rotolano nel fango perché adorano il solletico che gli fanno i fangalude. Quando il fangalude muore diventa una pozzanghera senza vita e si essicca al sole.

La fuoca


fuoca
È come un’oca, ma fiammeggiante. Le sue fiamme però non bruciano, così può essere accarezzata. Il colore della fiamma dipende dall’umore dell’animale. Se è allegro la fiamma è rossa, se è inquieto diventa viola. La fuoca starnazza solo quando è aggredita. A volte starnazza troppo e la sua fiamma diventa nera e gli viene la febbre. Mangia crocchette incandescenti e tè che bolle.

Il passerà


passerà
Assomiglia vagamente a un passerotto, ma è molto più piccolo e dotato di un lungo becco. Il passerà si nutre di dolori, ansie e preoccupazioni. Quando dopo un pianto liberatorio mi addormento con un peso nel cuore, il passerà attirato dall’odore delle mie lacrime entra silenzioso dalla finestra, mi si avvicina e col suo beccuccio sottile succhia i sentimenti spiacevoli. La mattina dopo mi alzo sorridente e pronta a incominciare una nuova giornata.

Il porcospillo


porcospillo
Il porcospillo costruisce la sua dimora nei nostri armadi. È un grande lavoratore ed è noto per il suo enorme talento nel cucire. Nelle serate in cui sarete colti dall’indecisione su cosa indossare, sarà proprio il porcospillo a consigliarvi oppure, ago alla mano, a preparvi un abito per l’occasione. Un consiglio: cercate sempre di assecondare i suoi gusti altrimenti vi ritroverete coperti di spilli.

Il bidonrat


topo bidone
È un topo che si è fuso con un bidone della spazzatura. Dal bidone che è il corpo centrale escono solo le zampe, il muso e una coda lunga e pelosa. In media vive tre anni che passa girovagando per la città. Il suo odore assomiglia a quello di una discarica in piena estate con la spazzatura che ribolle. Si nutre di immondizia e di cacche di cani. Gira di notte correndo dietro ai camion della spazzatura nella speranza che cada qualcosa. Molte persone sono finite all’ospedale in seguito agli effetti della puzza terribile del bidonrat. Si riproduce iniettando la sua coda in un bidone dell’immondizia. Il vecchio bidonrat muore, ma dopo tre ore un nuovo bidonrat prende vita e inizia a girare per le strade attratto dalla puzza di spazzatura.

Boxy-kong


scimmia box
È un animale che ricorda una scimmietta, con il pelo arancione e le orecchie imbottite molto lunghe. Va sempre in giro con due grossi guantoni infilati sulle zampe. Non è piacevole da incontrare perché invece di stringerti la mano tira un destro in faccia che ti stende. Il boxy-kong è un animale molto competitivo che ama sfidare chiunque e fino a ora non esiste nessuno che sia riuscito a batterlo. I piccoli del boxy-kong passano i primi sei mesi di vita in un grosso guantone da box finché non riescono a tirare i primi pugni. L’animo del pugile esce fuori anche nella riproduzione perché il boxy-kong per mettere incinta la boxy-konga le tira un montante e la manda k.o.

Trambusto via che ti cancello


dottore matto
Un matto va dal dottore. Il dottore lo accoglie saltellando sulla scrivania con occhi spalancati come pianeti.
- Di che disturbi si attanaglia? – chiede il dottore ora seduto sulla testa.
- Vedo stramberie in ogni dove. Per esempio ora la vedo tenere la sedia sul naso come una foca, dottore.
Il dottore tutto sorpreso mangia la sedia e salta sul lampadario:
- Vede quindi il mondo in scombussolo? – chiede.
Il matto annuisce come un bambino in colpa e chiede se può guarire. Il dottore capitombola sulla scrivania, prende il ricettario dal cassetto e con il piede inizia a scrivere: “Due pillole di questo, due pillole di quello e trambusto via che ti cancello”.
Il matto felice paga la ricetta e saluta il dottore stringendogli la coda.

Digiunatore


digiunatoreIn questi ultimi decenni l’interesse per i digiunatori è molto diminuito. Mentre prima meritava di metter su spettacoli di questo genere per proprio conto, oggi sarebbe assolutamente impossibile. Erano altri tempi quelli. Tutta la città si occupava allora del digiunatore; a ogni giorno di digiuno aumentava l’interesse del pubblico; tutti volevano vedere il digiunatore, almeno una volta al giorno; e negli ultimi giorni c’erano perfino degli abbonati che sedevano intere giornate davanti alla sua piccola gabbia; anche di notte avevano luogo delle visite, alla luce delle fiaccole, per aumentare l’effetto; quando il tempo era bello la gabbia veniva trasportata all’aperto, e allora erano specialmente i bambini a cui veniva mostrato il digiunatore; mentre per gli adulti costituiva spesso solo uno spasso, a cui si partecipava perché era di moda, i bimbi lo guardavano ammirati, a bocca aperta, tenendosi per precauzione per la mano, mentre lui, pallido, nella sua maglia nera, con le costole esageratamente sporgenti, sdegnando perfino una poltrona, se ne stava seduto sopra della paglia sparsa qua e là, facendo a volte un cenno cortese con la testa, a volte rispondendo alle domande con un sorriso sforzato o allungando un braccio attraverso le sbarre per far palpare la sua magrezza; e finiva poi per sprofondarsi in se stesso, senza occuparsi più di nessuno, neppure del battito dell’orologio – così importante per lui – unico mobile della sua gabbia, per guardare fissamente con gli occhi semichiusi dinanzi a sé, succhiando di quando in quando un sorso d’acqua da un minuscolo bicchierino, per inumidirsi le labbra. (…)

Il mio miglior amico


pisciaIl mio miglior amico questa notte ha pisciato contro la porta di casa mia. Io abito al quarto piano di un palazzo senza ascensore, in un appartamento in affitto. A volte i cani pisciano contro le porte, per marcare il proprio territorio e tenere lontani altri maschi. Ma il mio miglior amico non è un cane. E poi quello non era il suo territorio, era la porta del mio appartamento.
Il mio miglior amico stava aspettando l’autobus quando un poco alla volta la vescica ha cominciato a tormentarlo. Non sapendo cosa fare ha cercato di resistere, si è detto che l’autobus sarebbe arrivato a momenti, ma dopo esserselo ripetuto per venti minuti all’improvviso si è ricordato che io, il suo miglior amico, abitavo a poche centinaia di metri da lì, al numero quattordici di Zamanhoff Street, al quarto piano di un palazzo senza ascensore, in un appartemento in affitto. Si è allontanato dalla fermata dell’autobus e si è avviato verso casa mia. Più che camminare, correva quasi. (…)

Fuori luogo


fachiroQuesta notte mi sveglio e dal ciliegio del giardino è caduto un fico d’India: immaginate lo stupore. Non solo mi ha fatto le sue rimostranze in una lingua incomprensibile, ma si guardava intorno frastornato cercando il suo turbante. Il resto della notte è passato così, all’addiaccio, tra la mia insonnia e il suo cattivo umore. Mi è toccato metterlo sul primo volo disponibile, rotta Bombay.

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