Archivio September, 2008

Un tè alle cinque


pianta carnivoraSi è fatta proprio bella!, pensò con gli occhi lucidi per l’emozione. E dire che l’aveva raccolta dalla strada che sembrava ormai spacciata. Qualcuno l’aveva lasciata in un sacchetto nero accanto a un cassonetto dei rifiuti. Che gesto crudele! Non ci aveva quasi sperato di poterla salvare, eppure eccola là. Da non crederci! Bella, bella davvero. Si chiedeva com’era stato possibile abbandonare un simile miracolo della natura. Fortuna che quel giorno aveva deciso di passare per quel viottolo deserto dietro casa che non percorreva mai. Aveva notato quella busta di plastica distesa in terra, da cui spuntava qualcosa. Il suo occhio clinico non aveva fallito nemmeno in quell’occasione. A chiunque altro non avrebbe suscitato il minimo interesse, ma a lei …be’, ci mancava solo che passasse oltre senza rendersi conto di nulla! Aveva dedicato tutta la sua vita a quelle bellissime creature! Creature, sì, perché per lei una pianta non aveva nulla da invidiare a qualunque altro essere vivente. Uomo compreso. Anzi, per quanto riguardava gli esseri umani, nella sua classifica di preferenze, questi ultimi non potevano nemmeno sperare di reggere il confronto. Da quando poi quel bastardo maledetto del suo ormai-ex-marito l’aveva lasciata per la sua altrettanto-ormai-ex-migliore-amica, la sua preferenza per il regno vegetale aveva superato il fatidico punto di non ritorno. Una storia triste e squallida, che l’aveva segnata fin nel profondo, e che al solo ripensarci le provocava ancora tremendi travasi di bile. Ma per fortuna aveva le sue piante. E soprattutto lei, la trovatella. Sì, si era fatta bella davvero! Una meraviglia! Quell’enorme fiore coloratissimo grande più di lei stessa, e il suo stelo alto più di due metri che si stagliava verso il cielo, e poi quelle foglie enormi, morbide come lenzuola di seta pura. Le era costata tanti sacrifici, certo, ma alla fine la sua perseveranza e il suo amore l’avevano premiata. Era diventata il fiore all’occhiello di quel bel giardino nascosto nel retro della casa, di cui andava estremamente fiera. Certo, aveva dovuto farle un bel po’ di spazio, sacrificare altre piantine, ma non poteva lamentarsi. Anche di quella sua caratteristica strana, tutto sommato, non poteva lamentarsi affatto. Le era bastato farci l’abitudine, entrare nell’ordine delle cose, tanto da riconoscere a se stessa che ormai la considerava senza il minimo dubbio come la cosa più normale di questo mondo. In fondo era la pianta più bella che avesse mai avuto. Non poteva certo aspettarsi che fosse come tutte le altre.
E pensare che per un po’ non si era accorta di nulla. Quando sparì la sua tartaruga e ne ritrovò il guscio completamente ripulito da ogni piccolo brandello di carne, in un primo momento aveva pensato a uno scherzo di cattivo gusto dei suoi vicini. Una vendetta per tutte le volte che lei aveva cacciato a calci quel loro gatto orribile che entrava nel suo giardino a rovinarle le piante. Piccolo felino stupido e indisponente! Un giorno o l’altro gli avrebbe riservato un bella polpetta avvelenata!Aveva suonato al loro portone trattenendo la rabbia a stento. I vicini però caddero dalle nuvole, o almeno così le sembrò. Be’, potevano anche aver recitato perfettamente la parte, ma tutto le aveva fatto supporre che non c’entrassero nulla. Se ne convinse quando a loro volta vennero a chiederle notizie del gatto. Lei non ne sapeva niente, non aveva visto quel bastardo quadrupede per tutto il giorno. Dopo averli salutati andò in giardino per controllare che quel maledetto non fosse andato a nascondersi da qualche parte a fare chissà quale danno. Cercò ovunque ma non trovò nulla. Fino a che non si accorse di qualche ciuffo di peli alla base della sua bellissima pianta. Li afferrò tra le dita, li osservò attentamente e li riconobbe come sicuramente appartenenti alla pelliccia del felino scomparso. Alzò lo sguardo verso la pianta pensando che magari si fosse arrampicato fino in cima e …che strano … la pianta le era sembrata muoversi, le foglie aprirsi lentamente… eppure non c’era vento…poi si accorse …no…non poteva essere…le foglie, il fiore, lo stelo…tutta la pianta sembrava assumere una posizione stranissima…quasi … quasi umana!…e il fiore … il fiore sembrava osservarla e … si, sembrava come … come se avesse impresso … un sorriso di estrema soddisfazione! Rimase qualche minuto a osservarla, come ipnotizzata da quella creatura, che non smetteva mai di stupirla, fino a che non sentì qualcosa cadere ai suoi piedi. Si piegò e raccolse un piccolo oggetto da terra. Le bastò un istante per rendersi conto che si trattava di una parte del cranio di animale, perfettamente ripulito della sua carne! Il telefono squillò tirandola via bruscamente dai propri ricordi. Rientrò di corsa in casa e sollevò il ricevitore.

“Pronto?”

“Ciao…”

Riconobbe immediatamente la voce dall’altra parte. Rimase in silenzio, cercando di controllare il senso di disagio e fastidio che la invase fin nei capelli.

“Lo so che … non ti aspettavi di sentirmi…”

Infatti, disse lei tra sé.

“…io … volevo solo sentirti… è passato tanto tempo…ho pensato che forse era arrivato il momento di …sai, sono stata molto male per la fine della nostra amicizia…”

Schifosa ipocrita che non sei altro, mi hai rubato mio marito …, avrebbe voluto risponderle, ma decise che il silenzio era l’unica cosa che poteva offrirle.

Volse lo sguardo verso la porta a vetri che dava sul giardino. Da dove si trovava riusciva a vedere la sua creatura in tutta la sua bellezza. Quando si sentiva particolarmente nervosa o giù di morale si ritirava nel suo giardino per bearsi del suo splendore. Le parlava, mentre le puliva le foglie con un panno umido. Le raccontava quello che aveva fatto nel corso della giornata, si confidava con lei, le confessava i suoi segreti.

“Non mi rispondi…”, riprese la voce dall’altra parte, “…ho capito … forse …forse ho sbagliato a chiamarti…scusami…spero tu stia …”.

“No anzi…hai fatto benissimo…”, si precipitò a dirle lei, non appena riuscì a riprendersi dalle proprie fantasie.

“Da…da …davvero?”, balbettò l’altra.

“Si, certamente!”

“Oh! Non sai quanto….quanto mi fa felice!! Io … io non so cosa dire!…davvero…non so cosa dire… in tutti questi mesi ho pensato tantissimo a te, lo sai? ti va…ti va se ci vediamo? Abbiamo un sacco di cose da raccontarci e poi… ecco … volevo dirti che mi sei mancata moltissimo!”

A me per niente, pensò lei con lo sguardo rivolto sempre verso la pianta.

“Ho un’idea …”, le disse poi con voce calma, “… spero che ti vada bene…”.

Un sorriso perverso iniziò a delinearsi ai lati della bocca.

“Certo! Tutto quello che vuoi! Oh…non sai quanto…!”

“…vieni da me, questo pomeriggio verso le cinque. Ci prendiamo un tè nel mio giardino…ho un sacco di piante nuove, sai? Non vedo l’ora di mostrartele!”

Non siamo soli


TN_ALIENODichiarazioni di Kuppeling
A seguito dell’incredibile ritrovamento avvenuto nelle campagne a nord del territorio che ha messo in subbuglio gli ambienti militari, scientifici, religiosi, politici, culturali ed economici, e anche il restante 99,99% della popolazione (è ormai difatti ufficiale che trattasi di rinvenimento di forma di vita aliena), il signor Kuppeling, il contadino autore del ritrovamento, dichiara:
- Non me ne frega un cazzo dell’importanza scientifica, etica e culturale della scoperta. Quel bastardo stava rubando i miei prodotti, e buon per lui che il fucile si è inceppato. Se le Autorità non toglieranno subito i sigilli dalla mia proprietà, permettendomi di continuare col mio lavoro, comincerò uno sciopero della fame a oltranza.

Le autorità scientifiche
Comprendiamo benissimo il malumore del signor Kuppeling, ma a riguardo è nostro dovere specificare quanto segue:
- La chiusura della sua fattoria, pur non avendo ancora una data di termine, rimane un’azione del tutto momentanea e assolutamente necessaria al reperimento di tutti i dati.
- Il bene della comunità viene prima del bene del singolo.
- Considerando il peso e l’altezza del signor kuppeling, da un punto di vista medico-scientifico, un periodo di dieta non può che giovargli.
- Se ogni singolo sta meglio, tutta la comunità è più sana.

La moglie di Kuppeling
Non date retta a quello scorbutico di mio marito, ringhia e strilla e minaccia, ma sotto sotto è un buono. Prendetevi invece tutto il tempo necessario per i vostri rilevamenti. L’unica cosa certa di questa storia è che il ritrovamento è avvenuto nella nostra proprietà, e mio marito è stato il primo ad avvistarlo. Rimaniamo a disposizione per foto e interviste.

Comunicato del partito di maggioranza
Un evento così eccezionale, che apre senz’altro nuove e infinite frontiere finora neanche lontanamente immaginate, non può che essere il frutto del lavoro del nostro partito negli ultimi anni, teso al miglioramento generale della qualità della vita, i cui obiettivi raggiunti sono ora riconosciuti grazie all’incredibile visita nelle nostre terre di soggetti assolutamente al di fuori dal gioco delle parti, evidentemente richiamati a noi dal diffuso benessere.
Stiamo prendendo in considerazione l’ipotesi di intitolare a Kuppeling il nuovo inceneritore.

La figlia di Kuppeling
Mio padre non capisce un cazzo!

Comunicato del partito di opposizione
L’increscioso evento del ritrovamento dell’alieno nei territori a nord, a poche miglia dai grandi centri abitati, a non più di 10 minuti di viaggio dai nostri bambini e anziani genitori, non è altro che la testimonianza dell’assoluta mancanza di sicurezza che ormai le nostre terre hanno raggiunto, logica e da noi prevista conseguenza dell’incapacità politica, amministrativa e organizzativa del Partito di Maggioranza. Prima di intitolarlo, sarebbe il caso di iniziare a costruirlo il nuovo inceneritore.

Il figlio di Kuppeling
Mio padre non capisce un cazzo!

Gli ambienti religiosi
Tutte le massime cariche sono riunite in convegno negli splendidi territori delle grandi montagne. Sarà nostra cura riportare al più presto le loro dichiarazioni, non appena avranno spiritualmente meditato sull’episodio.

Ancora la moglie
Dopo aver discusso con mio marito, devo rettificare quanto dichiarato in precedenza: non è affatto un buono, ma un coglione patentato.

Le banche
A seguito dell’impatto psicologico del ritrovamento registriamo forti movimenti di capitale all’estero e richieste di prestiti per collaterali, minori e rischiose attività commerciali e finanziarie. Nostro malgrado ci troviamo costretti a dover alzare di mezzo punto il tasso di sconto e a stabilire maggiorazioni sui costi di gestione e operazioni di routine. I costi aggiuntivi sopra descritti, in via promozionale, non verranno applicati ai conti correnti aperti da alieni. Per maggiori informazioni potete rivolgervi ai nostri sportelli, orario continuato, tutti i giorni.

Un vicino dei Kuppeling
Ci sono delle impronte sulla mia proprietà, e l’altro pomeriggio ho sentito dei rumori in cantina. Mi mancano all’appello 5 bottiglie di rosso superiore. Sono in cura per via del fegato e non bevo già da una quindicina di giorni.

I media
Ai coniugi Kuppeling va riconosciuta la nomination per il “Personaggio dell’anno”, sezione cronaca.

Di nuovo Kuppeling
Mi sono rotto le palle di zappare la terra e dar da mangiare ai maiali. Vado a comprarmi un vestito come si deve! Il mio vicino è un alcolizzato, non dategli ascolto, cerca solo pubblicità.

Le prime fondamentali dichiarazioni dell’alieno
È proprio vero che tutto il mondo è paese, anzi, che tutto l’universo è mondo, ma comunque peggio che da dove arrivo non potrà essere. Sono un essere umano e vengo dal pianeta Terra. Bevo solo bianco e mai prima di cena. La figlia di Kuppeling non è niente male

Vivere per sempre


3268.1LUn altro racconto, ritrovato nel ducato di Holstein, vicino a Oldenburg, parla di una gran signora che mangiava e beveva allegramente e aveva tutto ciò che il cuore può bramare, e che desiderò vivere per sempre. Nei primi cento anni tutto andò bene, ma poi cominciò a restringersi e a raggrinzirsi, fino a che non poté più camminare, né reggersi in piedi, né mangiare, né bere. Ma nemmeno poteva morire. All’inizio la alimentavano come se fosse una bambina, ma finì col diventare tanto minuta che la misero in una bottiglia di vetro e la appesero nella chiesa. Sta ancora lì, nella chiesa di Santa Maria a Lübeck. Ha le dimensioni di un topolino e una volta all’anno si muove.

Il lupo


lupo_mannaroVolle il caso che il padrone fosse partito per Capua a smerciarvi il meglio delle sue cianfrusaglie. Afferrata al volo l’occasione, convinco un tale, ospite lì da noi, a venire con me sino al quinto miglio. Non per nulla era un soldato, forte come un demonio. Leviamo le chiappe verso il canto del gallo. La luna luceva come a mezzogiorno. Arriviamo a un cimitero: il mio uomo si mette a farla tra le tombe, io mi siedo canticchiando e conto le tombe quante sono. Poi, come torno con gli occhi sul compagno, quello è lì che si sveste e mette tutti gli abiti al margine della strada. Io avevo il cuore in gola, ero più morto che vivo. Quello allora piscia in cerchio intorno agli abiti e all’improvviso diventa lupo. Badate che non scherzo: non mentirei per tutto l’oro del mondo. Dunque, come dicevo, una volta che divenne lupo, incominciò a ululare e fuggì nel bosco. Io sulle prime non sapevo più dove fossi. Poi mi feci vicino, per raccattare gli abiti di quello là, ma gli abiti erano diventati di pietra. A morir di paura, chi era più morto di me? Tuttavia strinsi in pugno la spada, e, abracadabra, andai infilzando le ombre, sin quando non giunsi al podere della mia amica. Entrai che ero uno spettro, mezzo scoppiato, col sudore che scorreva a fiumi, con gli occhi fissi: ce ne volle per rimettermi. La mia Melissa sulle prime era stupita che io fossi in giro così tardi, e – Se arrivavi un po’ prima, – disse, – almeno ci davi una mano, perché un lupo si è introdotto nel podere e da vero macellaio ci ha sgozzato tutte le bestie. Però non l’ha fatta pulita, anche se è riuscito a fuggire, perché uno dei nostri schiavi gli ha trapassato il collo con la lancia -, a sentir questo, non riuscii più a chiudere occhio, ma, appena fatto giorno, via di corsa alla casa del nostro Gaio, che sembravo l’oste dopo il repulisti. E una volta che giunsi in quel luogo, dove gli abiti erano diventati di pietra, non trovai altro che sangue. Come poi giunsi a casa, il mio soldato giaceva sul letto che sembrava un bove e c’era un medico che gli curava il collo. Mi fu chiaro che era un lupo mannaro, né ho potuto da allora dividere il pane con lui, nemmeno se mi avessero ammazzato. Comodi gli altri di pensarla in proposito come vogliono, ma io, se mento, che il cielo mi punisca.

Tornavo a casa


1294428750_684ce93cdf

Avevo perso tutto al gioco. Tornavo a casa e lui scodinzolava. La mia donna mi aveva lasciato. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Non lo portavo fuori per giorni. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Da mangiare gli davo pochi avanzi. Tornavo a casa e lui scodinzolava. M’arrabbiavo con tutti, litigavo con tutti, non volevo vedere più nessuno. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Lo portavo in giro mentre lo prendevo a parolacce perché a me non andava. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Mi sbavava il divano, gli tiravo un posacenere. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Guardavamo la televisione. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Ubriaco avevo fatto un incidente. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Lo insultavo perché sporcava dappertutto. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Andava a prendere il guinzaglio, e io facevo finta di nulla. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Non avevo soldi per comprargli da mangiare. Tornavo a casa e lui scodinzolava.

L’avevo trovato non mi ricordo nemmeno dove. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Lì seduto sulla poltrona davanti alla porta. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Non avevo amici. Tornavo a casa e lui scodinzolava. L’ho conosciuta. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Ho trovato un lavoro che mi piace. Tornavo a casa e lui scodinzolava. L’ho portata a casa per la prima volta, era tempo che non stavo con una donna. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Viviamo insieme. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Abbiamo dei figli. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Ai miei figli gli dico di far piano, sta nella sua cuccia in silenzio. Tornavo a casa e lui scodinzolava. Ti abbiamo accarezzato per l’ultima volta. Tornavo a casa e lui scodinzolava.

I nostri corpi sono fabbriche complesse che fabbricano risposte chimiche, solo possibilità del viaggiato è abbastanza per farci essere più di così!


spamNoi è lieto di aiutarti. Entra, e le chiedo, chi offre tutto ciò di cui si può così? Noi ha la migliore selezione di Pillole di viaggio. Cosi tanto Pillole di viaggio per così poco denaro che vi è solo con noi. Il nostro segnale di neon “Molto Aperto”, forse l’attrasse alla nostra porta anteriore. Noi l’invitiamo e i suoi amati per sperimentare il processo salutare che comincia nella nostra stanza di attesa. Una miscela eclettica di musica, spesso da uno spettacolo vivo, le carezze i suoi orecchi, mentre i suoi occhi sono sbalorditi dalla nostra raccolta di arte e le altre sfumature misteriose. In attesa può scegliere di centellinare sulla nostra selezione di succhi organici DOCG anche. Noi è un collettivo compassionevole dove non c’è nessuna tassa né lei è limitato per le sue necessità organiche per divenire un membro.

Lei può consultare il nostro erborista interno per suggerimenti su rimedi organici ed erbacei e offriamo anche una rettifica dal nostro chiropratico oltre a un massaggio di dieci minuto dal nostro terapeuta di massaggio. Nostra gestione è iniziare in un colpo dove è un biglietto a senso unico la ricompensa.

Perché lei pondera? Quel sentimento della speranza che si chiede di territorio ignoto è parte delle sfumature misteriose del nostro servizio compassionevole.

Il fondatore di Noi professa che “i nostri corpi sono fabbriche complesse che fabbricano risposte chimiche. Solo possibilità del viaggiato è abbastanza per farci essere più di così!”

Quando Lei ci visita, non lasci nessuno aspettando nella sua macchina. Dopo tutto, noi abbiamo creato il nostro complesso che aspetta stanza lì per godere.

Tutti i volenterosi viaggiatori devono firmare all’entrata e registrare pagamento con ricevimento. Le nostre receptionist amichevoli le daranno il menu del giorno. Dopo che Lei ha dato al nostro menu uno sguardo, un infermiere farà un cenno per inizio il viaggio. Il suo percepito eleverà il suo senso complessivo di benessere e sosterrà vita avanti.

Visita il Noi che diamo esperienza complessa. Tutte le carte di credito sono accettate.

Sushi pin-up


sushi1Il cameriere mi portò un piatto con una piccola donna in posa da pin-up. Aveva un vestitino di alghe ed era sdraiata su un letto di riso e verdure. Lei mi guardava ammiccante e io con le bacchette in mano non sapevo da dove cominciare.

Si accorse subito della mia indecisione. Per venirmi incontro si cosparse di soia dalla testa ai piedi, poi accavallò le gambe per farmi vedere che non portava le mutandine.
(…) continua nell’antologia del Fantareale

Idoneità


burocrazia*** severamente vietato iniziare a leggere da qui, iniziare a leggere dal capoverso con un solo asterisco

** vietato iniziare a leggere da qui, iniziare a leggere dal capoverso con un solo asterisco

* obbligatorio iniziare a leggere da qui

* Come da nuovo regolamento (art. 12 – 05/2008) il seguente testo, prima di essere pubblicato, è stato sottoposto al Comitato Nazionale Editoriale il quale, dopo l’iter di verifica, avendone certificato il contenuto come: “non propriamente conforme”, ne vincola la lettura alle seguenti numero 3 premesse e condizioni:

** 1) Innanzitutto il fatto che si tratti di un giallo, dalle forti tinte noir (che fa anche chic ormai a quanto sembra), con un tocco di raffinato erotismo (in dose eccessiva per la verità), e la solita carica di violenza (basta non se ne può più), ne sconsiglia e nella fattispecie ne vieta la lettura ai minori di anni 21 e ai maggiori di anni 52.

*** 2) Trattandosi inoltre della solita trama con schema a fontana, caratterizzata cioè ogni volta dal ricadere di tutti gli indizi sul qualcuno di turno che poi risulta essere invece puntualmente innocente (sarebbe ora di liberarsi per sempre da certi antichi stilemi), come da art. 28 del Gazzettino Nazionale No. 144/B21, ne è vietata la lettura ai maggiori di anni 29 (si rimanda la motivazione allo stesso articolo 28 del Gazzettino).

3) Considerato per di più che l’assassino è il cugino transessuale della vittima (che noia con questi trans e poi ci potete giurare si capisce quasi da subito), mosso da movente economico, di un’età indefinita tra i 20 e i 30 anni, ne è altresì per ovvie ragioni vietata la lettura anche ai lettori per l’appunto tra i 20 e i 30 anni.

Milano – 12.05.2008

Protocollo No. 7122/144

Il C.N.E. autorizza ed augura buona lettura:

**** Come da dati ufficiali ISTAT (dati confermati anche in numerose lettere ricevute da molte altre associazioni a dire la verità), non esistono attualmente per le sopra citate premesse e condizioni lettori idonei alla lettura di questo testo, ci è sembrato quindi momentaneamente superfluo pubblicarlo, cosa che avverrà immediatamente (Articolo Governativo No. 67/ABA112bis) non appena si svilupperanno dei lettori in possesso dei necessari requisiti come ai punti 1), 2) e 3).

Roma – 26.05.2008

Il Segretario C.N.E.

Orso, donna. Casa, bosco.


orso donnaDa quando suo marito aveva deciso di essere un orso, la macchina la guidava lei. Arrivarono a casa. Come ogni sera lui scese prima che lei parcheggiasse. Lei come ogni sera gli chiese di aspettarla. Aveva paura di fare il viale da sola. Lui da buon orso si avviò, senza aspettarla. Ma poco dopo rimase immobile.

Lei parcheggiò e scese dalla macchina. Anche lei rimase immobile. Fissavano la casa, la loro casa. La donna incominciò a tremare, si avvicinò a lui e cercò di abbracciarlo. L’orso tirò fuori gli artigli e la scansò.
La loro casa era inclinata su un lato e per metà era ricoperta da arbusti, tronchi e foglie. Piante rampicanti salivano su per i muri. Le tubature si erano rotte e zampilli di acqua fuoruscivano in superficie. Orso, donna; ammiravano increduli; casa, bosco.
Si avviarono verso casa, lui avanti che ringhiava e lei dietro che lo teneva per la coda. Entrarono, la vegetazione aveva sconvolto i loro spazi. Volte verdi, archi intrecciati, colonne di tronchi stavano ricoprendo ogni cosa. Un’edera enorme s’aggrappava alla ringhiera delle scale che salivano al piano superiore. L’orso si sentì subito a proprio agio. Un grosso ramo aveva rovesciato l’acquario e così si mise a cacciare i piccoli pesci rossi che si erano dispersi sul pavimento. Non li aveva mai sopportati, aveva sognato quel momento. Il frigo galleggiava in un piccolo stagno. L’animale pensò che non era male farsi una birra. Si scolò tre lattine tutte d’un fiato. Lei pensò che era strano vedere un orso, nel suo soggiorno, bere birra e andare a caccia di pesci rossi. Lo strano non era che quell’orso era suo marito, ma che quei pesci rossi glieli aveva regalati proprio lui. Insieme all’acquario. E ora se li stava divorando. La donna si guardò intorno, provò una profonda tristezza. I suoi centrotavola, le sue tende, i suoi quadri erano sudici, unti, rotti. La loro casa stava per essere inghiottita da un bosco e per di più a suo marito non importava. Anzi ne era galvanizzato. Si rotolava e rideva, saltava dalla poltrona al divano con un pesce rosso in una zampa e una lattina di birra nell’altra. Rideva e mostrando i giganteschi canini, rivoli di birra gli scendevano sulla pelliccia scura. Si puliva il muso con le loro foto. Con le loro foto disperse qui e là per il bosco. Lei pensò che non aveva mai visto un orso ridere. Fece un giro per la casa. Salì le scale. I rami avevano raggiunto anche il piano superiore. Entrò nella loro camera. Si sdraiò nel suo lato del suo letto matrimoniale. La parte del marito era completamente ricoperta di rovi. Stette così un attimo in silenzio. Guardava il soffitto. Sentì un ramo premergli sul fianco. Una spina le bucò il vestito. Si sentiva sola.
Tornò in soggiorno e si mise di fianco al marito. Lo guardò. Era patetico. Era un patetico orso ubriaco. Lei semplicemente sola. Strinse una mano nell’altra. Si guardò i palmi e le dita. Erano sporche di terra e lo smalto rosso stava venendo via. Si spezzò le unghie. Sentì un prurito percorrergli l’intero corpo. Afferrò una birra. Ne bevve un sorso. Il marito le fece un sorriso ebete. Si sdraiarono uno accanto all’altro. Scoparono.
Era la priva volta che lei scopava da orsa, non era poi così male. Quando ebbero finito, lui si accese una sigaretta. Cercò con la zampa irta di peli la zampa di sua moglie. La moglie la ritrasse, aveva fame, voleva solo mangiare. Si mise a caccia dei suoi pesci rossi. I pesci rossi che gli aveva regalato lui.

Asma


asmaQuando hai un attacco d’asma, ti manca il respiro. Quando ti manca il respiro, fai fatica a parlare. La frase ti rimane bloccata in gola a causa della quantità d’aria limitata che riesci a espellere dai polmoni. Non riesci a dire molto, tra le tre e le sei parole. Questo ti porta a provare rispetto per la parola. Te ne vengono in mente un sacco, di parole. Scegli le più importanti, ma anche pronunciare quelle ti costa molto. Non è come per la gente sana che butta lì tutto quello che le viene in mente come se fosse spazzatura. Quando qualcuno dice “ti amo” durante un attacco d’asma, la cosa è ben diversa. C’è una bella differenza. La differenza di una parola. E una parola è moltissimo perché quella potrebbe essere “sedersi”, “ventolin” o perfino “ambulanza”.

Pagina successiva »