Il sole filtra dalle tapparelle. Mi si pianta in faccia. La sveglia non suona. Mi giro dall’altra parte. Verso la parete. C’è Marylin Monroe in diverse tonalità che mi guarda e mi sorride. È una riproduzione a stampa della Marylin di Warhol. Mi piace Andy Warhol. E mi piace anche Marylin.
Il sole è sempre lì. Mi batte sulla nuca e mi scalda senza accecarmi. Mi sembra strano che il sole sia già alto e la sveglia non sia ancora suonata. Metto sempre la sveglia alle setteequarantacinque. Ieri mattina mi sono svegliato prima della sveglia. Anche ieri mattina c’era il sole. Anche ieri mattina Marylin mi sorrideva.
Mi sveglio di soprassalto. Devo essermi riaddormentato. Il telefono squilla all’impazzata. Sembra squillare più del solito.
driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin –driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin.
Marylin mi fissa. Continua a sorridere. Forse hanno svegliato anche lei.
Rispondo.
- Pronto?
È il signor S., il mio capo.
- Che cazzo hai deciso di fare questa mattina?
È abbastanza incazzato. Non capisco il motivo. Faccio il diplomatico.
- Buongiorno capo. Come va?
- Buongiorno un cazzo. Muovi il culo o ti licenzio.
La diplomazia non sempre funziona.
- Ok capo. Arriv……
CLICK
Ha riattaccato.
Questa mattina deve esserci più lavoro del solito. Il capo non chiama mai a casa. Soprattutto non chiama mai me. Di solito arrivo prima di tutti. Anche prima di lui. Metto sempre la sveglia alle setteequarantacinque. A proposito, adesso che ci penso la sveglia non è ancora suonata. Nonostante il sole sia già alto e il capo già incazzato, deve essere ancora maledettamente presto.
Mi rigiro verso la finestra e guardo la sveglia. Dieciequarantacinque.
Due ore e quindici minuti di ritardo.
Mi sembra strano. Metto sempre la sveglia alle setteequarantacinque. Sono piuttosto minuzioso su certe cose. La sveglia è una di quelle. Penso che dovrei alzarmi in fretta e furia. Proiettarmi al bagno, spalmarmi addosso dei vestiti qualunque e filare al lavoro. Ma è solo un pensiero. Resto a letto a pensare che in fin dei conti mi sembra proprio strano che sia tardi, ma che la sveglia non sia suonata pur essendo, io, sicuro di averla messa ieri sera.
È senz’altro una situazione paradossale. Sono in ritardo ma la sveglia non è ancora suonata. Cioè sono in ritardo ma potenzialmente sto ancora dormendo. Il ragionamento è un po’ complesso e quando si ha fretta non è bene complicarsi la vita. Per fugare ogni dubbio penso che dormirò finché non suonerà la sveglia. Così sarò sicuro di essere sveglio.
Faccio un sogno strano. Sogno di dormire. E di sognare. Sogno di essere in un posto meraviglioso. Non lo conosce nessuno il mio posto meraviglioso. Non è segnato su nessuna cartina e nemmeno io so come arrivarci. Mi ci sono trovato. E questo è tutto. C’è una spiaggia sterminata di sabbia bianca. È una sabbia fina e bianca come carta. Poi c’è l’acqua. Non so se sia un mare, un oceano, un lago enorme, una piscina oceanica o qualcos’altro. Comunque sia, l’acqua è trasparente. Riesco chiaramente a distinguere il fondo. Non è azzurra. È trasparente. Abbastanza fredda. Un brivido mi si insinua sotto le unghie dei piedi e si arrampica sulla schiena. Me lo scuoto di dosso.
D’improvviso mi accorgo che devo pisciare. L’acqua fredda deve avermi stimolato. Mi immergo fino al bacino. La faccio tutta. Abbozzo un sorriso compiaciuto. Non può vederlo nessuno.
Sussulto di nuovo. Ancora il telefono.
driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin –driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin – driin.
Rispondo.
- Pronto?
È ancora il signor S., il mio capo.
- Sei licenziato.
- Buongiorno di nuov…
CLICK
Ha riattaccato.
Ho perso il lavoro stamattina. La sveglia non è ancora suonata. Probabilmente è tutto un sogno. Come il sogno che stavo facendo prima che il signor S. mi svegliasse. Ricordo che stavo pisciando in mezzo all’acqua trasparente.
Effettivamente ho pisciato. Anzi, mi sono pisciato sotto; o meglio, visto che la sveglia non è ancora suonata, sto solo sognando di essermi pisciato sotto. E di essere stato licenziato.
Mi sposto dalla parte asciutta del letto. Mi tolgo calzoni e mutande bagnati e li butto per terra.
Strano come sogno. Mi è venuta anche fame. Nei sogni di solito non si hanno sensazioni corporee, tipo fame, sete, sonno eccetera. O almeno credo.
Cerco qualcosa nel cassetto del comodino. Per ammazzare il tempo. Preservativi. Fazzoletti. Rivista per uomini in carriera. Rivista per uomini soli.
Hmm…
Passo cinque minuti con la rivista per uomini soli…giusto per stemperare un po’ l’atmosfera.
Sono di servizio al pronto soccorso. Fino alle otto nessuna chiamata. Poi alle ottoeuno la prima emergenza della giornata. È una signora anziana. O almeno così sembra dalla voce. Ha un accento inglese piuttosto marcato. Lei dice di stare bene. Non ha bisogno di noi. Dice che il tipo nell’appartamento accanto, il suo affittuario, sono tre giorni che non si vede. Dice che dall’appartamento proviene una strana puzza che invade la tromba delle scale. Le diciamo che bisogna avvisare i pompieri che vadano a buttare giù la porta. Non c’è bisogno dice la vecchietta. Lei ha la chiave. Quella è casa sua.
Arriviamo sul posto con l’ambulanza. Siamo in tre. Due infermieri e un paramedico. Entriamo nel portone e saliamo al quarto. Come ci ha detto la signora. I corridoi sono invasi da una puzza di escrementi piuttosto forte. La signora ci aspetta al piano. Proprio davanti alla porta del suo affittuario. Ci fa cenno con la mano di raggiungerla. Infila la chiave nella toppa.
Gira.
Apre.
La puzza si fa insopportabile.
È proprio strano questo sogno. Sono tre giorni che aspetto che suoni quella maledetta sveglia. Marylin è ancora lì che mi sorride. Forse sorride di disgusto. Non mi sono mai alzato dal letto. La sveglia non è ancora suonata e, per quel che ne so potrei ancora dormire e tutto questo sarebbe solo un sogno. Anche Marylin potrebbe essere solo un sogno. Ho avuto bisogno del bagno. Ma non mi sono alzato. Intorno al letto c’è tanto posto.
Ho sentito aprirsi la porta di casa. Sento dei rumori. Qualcuno è entrato. Vedo due tipi che si affacciano dalla porta e mi guardano. Sono vestiti in modo strano. Sembrano degli infermieri. E mi guardano. Uno inizia a vomitare. L’altro rimane lì. Senza battere ciglio. C’è anche la signora Jones. È la mia padrona di casa. È scozzese. Adorabile.
È proprio uno strano sogno.
Socchiudo gli occhi.
Aspetto che suoni la sveglia.