Grazie a Pierre Gould ho scoperto un gran numero di scrittori misconosciuti, letterati in ombra ignorati dai curatori delle antologie. Pierre ha sempre avuto un’inclinazione particolare per gli autori di secondo rango, i discreti, gli eccentrici, i piccoli maestri, i dimenticati, i discepoli di un altro, gli eredi di una scuola passata di moda, i provinciali, gli esiliati, i dilettanti illuminati, quelli che si sono arenati da tempo e quelli che si sono proprio persi, gli inattuali, gli strambi, i modesti e tutti quelli che si trovano solo spostando gli scaffali che li sommergono nelle biblioteche. La maggior parte di loro non sono geni; qualcuno invece lo è perfino di più rispetto a certe celebrità cui la posterità a dato un successo immeritato.
Sono tutti morti. Ecco quelli che preferisco.
Enzo Tranastani (1890-1939): questo italiano ha pubblicato dieci libri la cui particolarità è che ognuno ha il titolo di un’opera musicale. Il suo primo racconto, apparso nel 1911 in una rivista milanese, si intitolava Quartetto d’archi n° 1; scrisse in seguito La sonata per piano in mi maggiore, La sinfonia n° 1, La sinfonia n° 2, La messa in si, Quartetto d’archi n° 2, Opere per due pianoforti, Concerto per violino, Opere per piano e violoncello e Sinfonia n° 3.
“Non mi si legge”, diceva Enzo Tranastani: “mi si suona”.
Adolphe Morceau (1885-1940): membro effimero del gruppo Idropatico, a fianco di Charles Cros e Alphonse Allais, questo specialista del testo breve non ha mai potuto risolversi a scrivere sulla carta, come tutti gli scrittori. Ogni suo racconto (si ignora quanti ne scrisse, perché molti sono andati perduti) è stato scritto su materiali scelti per il loro rapporto con l’intreccio.
Morte di un pedone è stato redatto su una calzatura in cuoio numero 46, L’amatore di cioccolatoIn rotta verso l’Ovest dipinto su un pannello stradale rubato all’uscita di Parigi e Gioco, set e match inciso a fuoco sul telaio di una racchetta da tennis di legno. Pierre possiede una delle sue opere, Quartina del tempo che passa, scolpita col punteruolo sulla cassa di un orologio da taschino. Emigrato in America alla fine degli anni venti, Morceau sarebbe stato colpito da manie di grandezza e avrebbe iniziato a dipingere un romanzo di guerra sulla carlinga di un bombardiere bimotore – tentativo abortito, per quel che si sa. impresso sul manico di una forchetta da dessert,







