Lontano da casa, in una città che non è la mia, dopo aver parlato al telefono con mia moglie e soprattutto con mia figlia, avvertivo tutto il peso della distanza ed ero in un mood malinconico. Forse era uno spleen, o forse era un mood: non vorrei passare per pretenzioso, perciò diciamo mood.
Era ora di cena e il mood – abbiamo deciso che era mood – mi ha trasportato senza che me ne accorgessi davanti all’ingresso del ristorante “Sapori di casa”.
Ho sbirciato dentro. I tavoli erano apparecchiati con tovaglie variegate, nessuna uguale all’altra: a quadretti, a fiori, con fantasie di verdure, oppure tovaglie souvenir di città d’arte e di località di mare. I piatti appartenevano a un buon numero di servizi diversi, ma non abbastanza per raggiungere la ricercatezza di un servizio per ciascun tavolo; e non è che vi fosse particolare attenzione nell’abbinare le finiture dei piatti con le tonalità delle tovaglie. Bicchieri e posate mostravano orgogliosi la tempra di chi ha resistito a migliaia di passaggi in lavastoviglie.
Il mood, ancora lui, mi ha spinto a entrare e a sedermi. Si è avvicinato il cameriere, con indosso un grembiule e uno strofinaccio in mano, e con premura mi ha lasciato il menu.
MENU DELLA CASA
Primi piatti: pasta al burro, pasta al sugo.
Secondi piatti: hamburger, bastoncini di pesce(*).
Contorni: insalata con pomodori, insalata senza pomodori.
Vassoio di formaggi.
(*) prodotto surgelato
- Questa pasta al burro, com’è?
- Ah, questa è un po’ la nostra specialità. Cuociamo la pasta nell’acqua bollente, in una terrina mettiamo un pezzo di burro, poi scoliamo la pasta e mescoliamo bene. Se vuole ci mettiamo il parmigiano.
- Va bene: che tipo di pasta fate?
Il cameriere prende due scatole aperte dallo scaffale, le soppesa, poi ne ripone una e rovescia il contenuto dell’altra nella bilancia, guarda il peso e mi fa:
- Pipe rigate: è la morte loro.
- E di secondo cosa mi consiglia?
- Bè, veramente qui non si usa molto…
- Scusi?
- Solitamente qui serviamo solo il primo oppure solo il secondo. E’ una questione di equilibrio nell’apporto alimentare.
- Ah.
- Da bere cosa le porto?
- Del vino, grazie.
Il cameriere passa dietro al bancone, apre lo sportello di un frigo, poi si batte la mano sulla fronte:
- Ho dimenticato di comprarlo! Scusi, sa, ma con tutto quello che c’è da pensare qui, chi se lo ricordava, il vino? Anzi, meglio che me lo segni, così domani ce l’ho.
Rigira intorno al bancone e va alla parete dove campeggia una lavagnetta bianca.
DA COMPRARE
zucchero di canna
uova
tonno in scatola (quello in offerta)
detersivo piatti
spruzzino del wc
Prende il pennarello e aggiunge in fondo: “vino (1 bianco 1 rosso)”, poi se ne va in cucina. Torna dopo qualche minuto con il mio piatto di pipe rigate fumanti. Mentre mangio, lui passa nuovamente dietro al bancone, apre un asse da stiro e si mette a stirare tovaglie e tovaglioli e strofinacci e parannanze. Io mangio e ogni tanto lo guardo da sotto, ben attento a non farmi notare. Anche lui fa lo stesso: ogni tanto, con grande discrezione, alza gli occhi e dà una veloce occhiatina per vedere a che punto sono.
Ho finito da un poco quando lui mi dice:
- La scarpetta, non la fa?
- Scusi?
- Asciughi, asciughi il burro con il pane: è buonissimo, sa? E poi – glielo dico in tutta sincerità – così ci dà una mano per la pulizia.
C’è qualcosa di particolare in quest’uomo: è cortese e però non oserei contraddirlo. Faccio la scarpetta ed è buona come quella di casa.
- Ha ancora fame?
- Bè …veramente sì.
Il cameriere sposta l’asse da stiro, apre di nuovo il frigo e mentre ci guarda dentro mi dice:
- Vuole dei formaggi? Qui c’è del Philadelphia cominciato, sarebbe proprio da finire.
Mi spalmo il Philadelphia con voluttà su ricche fette di pane fino a saziarmi. Per la felicità di entrambi, la mia sazietà coincide con la fine del Philadelphia.
- Bene, grazie, mi porta il conto?
- Il conto? Veramente mi mette in difficoltà. Questo è il momento peggiore del mio lavoro.
- E come fa, allora?
- Dico: faccia lei.
E si allontana, visibilmente imbarazzato.
Ho lasciato 50 euro e il mood, e sono uscito felice di essermi sentito a casa.
Tatto e Olfatto è la lezione della serata. Paolo Restuccia ed Enrico Valenzi ti spiegheranno come si scrive usando tutti i sensi… Esercizi e suggestioni in diretta!
La scrittura dei sensi – Prima parte: Tatto e olfatto.
Il giovane non vuole sentire discorsi, e insiste nella sua idea e smania dalla voglia di guidare. E allora, dopo aver indugiato il più possibile, il padre lo porta davanti al carro, regalo di Vulcano. L’asse era d’oro, come la stanga e il cerchio delle ruote, la serie di raggi d’argento. Lungo i gioghi c’erano topazi e gemme che riflettevano al Sole bagliori sfavillanti. Fetonte contemplava stupito il carro e ne studiava i particolari, e intanto da oriente l’Aurora puntuale aprì i battenti purpurei e la porta piena di rose. Fuggono le stelle, e Lucifero, in retroguardia, lascia per ultimo il campo del cielo.
Simile in tutto e per tutto alla lucciola, l’antilucciola volando crea il buio intorno a sé. Vero terrore dei bambini, fai il buono, a mamma, che chiamo l’antilucciola!, è invero molto amata dai timidi di ogni sorta, che ormai non se la sentono più di girare senza, e potrei pure capirli.
Dico è difficile sentire davvero l’odore della pelle d’una ragazza specialmente se si è così in tanti ammucchiati eppure io lì ecco che sento sotto di me una pelle certamente bianca di ragazza, un odore bianco con la speciale forza del bianco, un odore leggermente picchiettato di lentiggini sottili forse invisibili, una pelle che respira come i pori delle foglie i prati, e tutto il puzzo che c’era lì intorno resta a distanza di questa pelle diciamo due centimetri o magari solo millimetri, perché io intanto mi metto a aspirare questa pelle dappertutto di lei che dorme la faccia nascosta nelle braccia, i capelli magari rossi lunghi sulle spalle sulla schiena, le gambe lunghe distese fresche nella tazza dietro i ginocchi, adesso sì che io respiro e non sento altro che lei, e lei che deve aver sentito dormendo che io la sto sentendo non deve essere contraria perché si alza sui gomiti sempre tenendo giù la faccia e io dall’ascella passo a sentire com’è giù il seno fino sullla punta, e siccome mi sono messo logicamente un po’ a cavallo mi viene oppurtuno anche di spingere nel senso in cui mi sento gratificato a farlo e in cui sento che anche lei ne è gratificata e così mezzo dormendo si può trovare il modo di metterci in modo che ci troviamo d’accordo su come mettermi io e su come mettersi adesso ottimamente lei.
Dopo averla ammazzata l’ho fatta a pezzi.
- Proprio senza vergogna!
Il secondo appuntamento sulle rive del Tevere organizzato da Omero è quello con un