Archivio September, 2009

La ragazza ladra


ragazza-ladraNera era nera. Tanto che attorno tutto sembrava luce quando arrivava.

Arrivava piano, stava appostata per ore morbida e in allerta come un gatto prima di volare in picchiata e acciuffare quello che aveva puntato. Ma prima lo studiava per bene, osservava tutti i suoi movimenti per colpire sul sicuro. Quando scorgeva lo scintillio, si buttava.

In volo, lasciando una scia scura, spiegava le braccia e la bocca si tendeva fino ad appuntirsi come un becco. Poi in un attimo la sua preda era lacerata, colpita in mezzo al petto dal quale la ragazza ladra avvinghiandosi estraeva il cuore con la delicatezza chirurgica di un bacio. La sua vittima brancolava per un po’, la moglie lo sorreggeva e la ragazza ladra con il cuore a brandelli che le tingeva le labbra di rosso svolazzava sgocciolando lì sopra per un bel pezzo. In modo che il poverino potesse ancora vederla, festosa e allegra e sazia e irraggiungibile. Era così che si nutriva. Rubando il cuore di chi non le apparteneva. Ben presto le donne impararono a non far brillare i cuori dei loro mariti.

La ragazza di Velletri


gigantessaAsfissiante la morte di  quella ragazza di Velletri,

che era alta all’incirca una ventina di metri,

che un giorno, mentre camminava canticchiando “almeno tu nell’universo”,

ingoiò per sbaglio una rondine, che le andò fatalmente di traverso.

 

Alberi nuotatori


codexseraphinius1983_0311

Il cane a due teste del dottor Demichov


cane-a-due-testeUn escursionista in giro per i boschi appena fuori Mosca si imbatte in un grande edificio, apparentemente un edificio governativo. Sbirciando attraverso la recinzione che lo circonda scorge alcuni dottori e alcune infermiere che portano in giro dei cani per il cortile. Un’immagine non particolarmente scioccante. Ma un secondo sguardo lascia l’escursionista sorpreso, e spaventato. C’è qualcosa di strano in quegli animali. Nota un cane che zoppica da una zampa, una zampa con un colore decisamente diverso dal resto del corpo, come se gli fosse stata cucita addosso. Possibile? Certo che no. Invece sì! Uno degli altri cani ha due teste.

L’Unione Sovietica giocò il mondo nel 1954 quando il suo governo svelò con orgoglio l’esistenza di un cane a due teste. Lo strano animale era la creazione di Vladimir Demichov, uno dei più importanti chirurghi del paese. Aveva prestato servizio negli ospedali da campo durante la seconda guerra mondiale, al termine della quale il governo lo aveva messo a capo di un centro di ricerca top secret alle porte di Mosca. Il suo obiettivo era quello di dimostrare la superiorità dell’Unione Sovietica nel campo della chirurgia.
Demichov creò il cane a due teste innestando testa, spalle e zampe anteriori di un cucciolo nel collo di un pastore tedesco adulto. Creò venti di questi ibridi ma, a causa di infezioni post-operatorie, la maggior parte non sopravvisse a lungo. Il record fu di ventinove giorni e questo suggerisce che, almeno per quanto riguarda i cani, due teste non sono meglio di una.
I cani conquistarono le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. La stampa li soprannominò “gli Sputnik della chirurgia”. Nel 1959 Aline Mosby, giornalista della United Press, visitò il laboratorio di Demichov e fece la conoscenza di Pirat, un ibrido tra un cucciolo e un pastore tedesco. Accompagnando Demichov a fare una passeggiata con Pirat, notò che il cane doveva essere tirato per le orecchie perché un normale collare non sarebbe riuscito a passargli per il collo. Mosby raccontò inoltre che, nonostante le due teste condividessero il medesimo sistema circolatorio, vivevano due vite differenti. Dormivano e si svegliavano in momenti diversi. Il cucciolo mangiava e beveva autonomamente pur non avendone bisogno, visto che riceveva tutto il suo nutrimento da Pirat. Quando il cucciolo leccava avido una ciotola di latte, tutto quello che gli finiva in bocca sgocciolava poi fuori dal moncone del suo tubo esofageo sul collo rasato di Pirat.

Il mondo nuovo


dioIl giorno che Dio si manifestò era un lunedì. I barbieri furono i primi a poterlo vedere. Andò ospite in una tv commerciale, e cominciò a giustificarsi. Per prima cosa disse che a spingerlo a fare quel passo era stata l’idea confusa che gli uomini si erano fatti di lui. Disse di essere stato frainteso, e sopravvalutato.
Da quel lunedì le cose cambiarono un poco. Tra gli uomini ci fu chi apprezzò la sua onestà. Quel suo ammettere di aver peccato d’onnipotenza.
Le cose che Lui poteva fare, in senso tecnico, non erano poi tante. Il mondo, gli uomini, l’universo, gli erano venuti decentemente bene, ma il concetto d’infinito era più teorizzato che dimostrato. Di concreto, poco o niente.
L’aspetto di Dio era quello di un uomo mingherlino, dallo sguardo mite. Gli occhi stretti, la barba rada, gli occhiali tondi, il naso piccolo. Portava più volentieri giacca e camicia senza cravatta, jeans sopra l’ombelico, scarpe da ipermercato. Parlava piano, addomesticando le parole. Mentre parlava, sovente guardava in basso.
Ogni popolo ci vedeva il suo Dio, ma lui era uno solo, e nello stesso tempo tutte le divinità possibili.
L’umanità lo archiviò in fretta. Lui andò a vivere in un appartamento di 50 metri quadri, senza doppi servizi. I cristiani si convinsero che la Trinità andasse in bagno a turno.
Constatare la piccolezza di Dio, capire che aveva fatto gli uomini come gli artisti fanno i quadri: per ammirare una bellezza non posseduta, rassegnarsi alla inutilità delle preghiere, giacché Dio era impotente di fronte alle guerre e alle malattie, tutto questo fu una liberazione per l’umanità. Stranamente gli uomini, anziché divorarsi l’un l’altro, cominciarono ad andare d’accordo. Capirono che tra il credere e il non credere in Dio c’era una terza possibilità: credere in un Dio limitato, a misura d’uomo. Un Dio che forse un tempo aveva anche avuto una qualche abilità manipolatoria ma che ormai aveva perso qualsiasi potere sulla materia. Un Dio infiacchito, che da adolescente s’era vantato di essere qualcuno, ma che poi con la maturità aveva capito di non potersi ripetere.
Il suo silenzio millenario era stato solo per quello. Per la paura di dover rendere conto all’uomo di un fallimento.
Lentamente, ma senza ripensamenti, le guerre finirono. In giro per il mondo ci fu più giustizia. Le chiese sostituirono al culto di Dio il culto dell’uomo. I politici furono meno ottusi, le persone comuni meno egoiste. Per le strade si ricominciò a sorridere; la fine della fede coincise con l’inizio della speranza.
Dal suo appartamento, Dio contemplò quel mondo nuovo e se ne compiacque.

7 istantanee per 7 peccati


peccati-capitaliINVIDIA

Solo quando finì di ritrarla la vecchia pittrice si accorse di quanto fosse bella davvero quella ragazza. La fece rivestire e uscire di casa. Poi lanciò il ritratto nel camino acceso. Nello stesso momento qualcuno dalla strada gridava: – Presto acqua! Una ragazza va a fuoco!

 

GOLA

Aveva sognato di stare in una fraschetta d’Ariccia e di aver ingurgitato la bellezza di venti panini con la porchetta in dieci minuti. Si svegliò con un indicibile senso di pesantezza sullo stomaco, e quando portò i suoi 120 Kg fuori dal letto, si accorse che il cuscino non c’era più.  

 

ACCIDIA

Su questo peccato scriverò un’istantanea domani. Ce l’avrei anche un’idea, ma oggi proprio non mi va.

 

LUSSURIA

Avevano sperimentato il sesso in tutte le sue forme. Gli mancava solo l’esibizione in pubblico. L’occasione si presentò un giorno mentre camminavano nel settore delle camere da letto di Ikea. Dopo uno sguardo complice, cominciarono tutti eccitati a farsi largo tra la gente e a passare in rassegna i nomi dei letti. Scelsero il modello Vanvik. 

 

SUPERBIA

Aggiustava i tetti dei palazzi ma si era sempre sentito un dio. Al di sopra di tutto e di tutti. E questo solo perché camminava, per qualche scherzo strano di madre natura, con i piedi sollevati da terra di dieci metri.

 

AVARIZIA

Era sempre stato convinto che i soldi fossero cosa da conservare. Da spendere solo per il cibo. Chi lo sperperava in altro modo non era degno di vivere. Così un giorno uscì di casa col fucile da caccia regalatogli dal padre e iniziò a sparare in faccia a chiunque stesse acquistando qualcosa che non fosse alimento. La prima vittima fu uno che stava comprando il giornale all’edicola.

 

IRA

Fu una lite furibonda. Dalla bocca gli uscirono offese molto pesanti. Tanto che alla fine lui rimase schiacciato sotto un “brutto lurido puttaniere!”, e lei fu colpita mortalmente in pieno volto da “squallida cagna in calore!”  

Lieto fine


lieto-fineMarito, calmati! Poso la valigia. Tu però, zucca marcia, cerca di stare in silenzio. E mettiti seduto. Qua, da bravo, al tavolo in cucina. Ma non giocare con forchette e coltelli, che li ho lucidati da poco.
Apri bene quelle voragini che hai al posto delle orecchie. Non è colpa tua e neanche mia, forse, dell’uragano che ci ha travolto. Soprattutto non arrabbiarti. Se il sangue ti arriva alla testa, poi sei capace di gesti inconsulti.
La natura mi ha fatto così. Non posso farci niente. Certo, quando mi hai sposato avrei dovuto dirti che quelli della mia razza cambiano sesso in maniera naturale e spontanea, periodicamente. Ma non immaginavo che gli esseri umani fossero così limitati, per non dire ottusi, sulle questioni sessuali. Noi, aborigeni delle comete, consideriamo queste faccende sotto tutta un’altra ottica.
Forse aveva ragione tua madre: che non mi dovevi sposare, che sotto le apparenze così simili siamo in realtà profondamente diversi, che eri infatuato solo del mio corpo malleabile. In effetti ci dividono milioni d’anni di evoluzione che, casualmente, hanno prodotto due creature straordinariamente simili dal punto di vista esteriore.
Non accusarti, non tormentarti invano! Non potevi prevedere come sarebbe finita la nostra storia solo perché ero in grado di modificare la lunghezza dei capelli o la dimensione di seno e sedere. Mi trovavi eccitante ed io ero felice di soddisfare le tue fantasie.
Placa la tua ira. Tra poco più di un’ora parte il razzo che mi riporterà a casa. Le tue ferite si risaneranno in fretta e prima o poi arriverà un’altra donna nella tua vita, una donna vera, della tua razza. Forse dopo un po’ la troverai banale e noiosa, sempre uguale a se stessa, ma ti renderai conto che il tedio è sempre meglio che svegliarsi una mattina e ritrovarsi nel letto un maschio eccitato venuto dalle profondità del cosmo.
Sono ingiustificabile, me ne rendo conto. Dovevo capire subito che non volevi unirti a me, ieri mattina, che non stavi lottando per gioco ma per difendere il tuo bocciolo di rosa dal mio impeto amoroso. Ignaro di un terrestre! Non sapevi che la resistenza fisica avrebbe aumentato la mia eccitazione, a dismisura.
Non mi perdonerò mai, mai! Avrei dovuto controllare i miei impulsi. Quindi ora esco dalla nostra casa, dalla tua vita e non mi vedrai più. Tu potrai dimenticare e tua madre sarà felice di sapermi sul mio sasso errabondo.
Addio, ma… cosa hai intenzione di fare con quel coltello da macellaio? Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!!!
Soffro, soffro terribilmente ma… sono felice, perché tu mi ami ancora!
Mi stupisce il tuo folle gesto! Come potevi sapere che questa azione, tanto semplice quanto violenta, era l’unica cosa che avrebbe potuto legarmi a te, per sempre? Come potevi sapere che nel mio mondo una coltellata inflitta al cuore è il mezzo per unire due amanti, per l’eternità?
Non preoccuparti, la ferita fra alcuni minuti sarà scomparsa. Noi, esseri delle comete, abbiamo capacità di recupero eccezionali, in confronto a voi umani. Da adesso sarò al tuo fianco, irremovibile, per un lungo e incalcolabile futuro. Il corpo da maschio ma femmina nell’intimo del cuore, femmina per te! Preparati, caro maritino, e non guardarmi con quegli occhioni sbarrati. Se non fosse per il tuo inequivocabile gesto d’amore, direi che sei terrorizzato. Preparati, perché la mia eccitazione è irrefrenabile e non posso attendere oltre…

Sbrigati!


sbrigatiQuesta corsa ininterrotta ci sta logorando; me, mia moglie ed anche il bambino che, trascinato appresso a noi, non ha più passato un pomeriggio tranquillo dai nonni o a giocare con gli amichetti. Ogni tanto gli promettiamo che lo porteremo al parco, sabato o domenica, che potrà restare tutto il tempo che vuole sulle giostre, ma abbiamo mancato alla promessa così tante volte che non ci ascolta più. Le altre persone ormai le vediamo solo di sfuggita, una telefonata al cellulare, sempre di corsa, è il massimo che riusciamo a concederci per mantenere i contatti. Facciamo la spesa al volo nei supermercati e ogni tanto entriamo correndo in un negozio di scarpe, per bambini magari, perché il nostro ne consuma in continuazione. Questo ritmo impazzito mi ha fatto perdere il senso del tempo così non ricordo più quando è cominciato, però ricordo perfettamente dove e come: è stato in cucina, in piedi intorno al tavolo della colazione, un occhio al caffellatte ed uno all’orologio, io, mia moglie e il bambino, cercando di riunire borse, zainetti, agende, quaderni, occhiali, chiavi e cellulari senza dimenticare nulla. Siamo usciti insieme tirandoci dietro con forza la porta; non sapevamo sarebbe stata l’ultima volta. Siamo scesi in garage e io, prima delle chiavi, ho pescato nella tasca della giacca il telecomando del cancello elettrico, ho aperto e ci siamo ritrovati fuori a correre lungo la rampa di uscita. Mio figlio ha chiesto: ”Ma dove andiamo?”. Mia moglie seccata gli ha risposto di sbrigarsi.

Un orso è un orso


orsoUn orso è un orso non c’è soccorso; 
da lui son corso gli ho offerto un torso
mi ha dato un morso. Un orso è un orso,
non c’è soccorso,  non ha rimorso.

L’estasi dell’atleta assunto in cielo


tennista-mortoL’INTERVISTATORE
Dev’essere davvero una sensazione grandiosa, Bobby, terminare la carriera in questo modo, raggiungere quell’apice che anni fa poteva essere soltanto un sogno, tu che sei cresciuto senza un modello di comportamento, senza una scuola di lusso, con una racchetta presa a prestito a cui era rimasto appiccicato l’odore di un’altra persona, per te deve essere una specie di vendetta, un’affermazione, vincere finalmente la partita più importante, quella che per tutti questi anni, e nei modi più diversi, prima d’ora ti era sempre sfuggita, giocare davanti alla Regina, al Re, al Fante e all’Asso, tu che sei cresciuto senza una bionda sulla Buick, una ragazza con gambe lunghe e abbronzate che sedesse con te sul dondolo nel portico, tu che sei venuto dal nulla per vincere quella partita che tutti dicevano non avresti mai vinto, gli scettici e i dubbiosi, i sapientoni, quei furbastri dai corpi sgraziati, come dev’essere dolce raggiungere finalmente il traguardo, quante delusioni, quante amarezze, tu che sei cresciuto senza basette o un santone personale, senza mai capire cosa fosse il rock and roll, piccolo e senza fiato, ma deciso a emergere, è come se tu fossi stato immortalao nella definitiva rivincita, tu che sei cresciuto senza una mamma con i mocassini, che hai trovato una racchetta tra le felci e te la sei portata a letto, ossessionato, depresso, un ragazzo senza la sua ragazza sulla Buick azzurra, dev’essere una sorta di trasformazione, una ragazza bionda senza corpo abbronzato che risplende sotto la luna, poter finalmente rispondere a chi ti criticava, a chi negava le tue qualità, ai progeti di sventura, ai pessimisti, ai nichilisti e ai realisti, giocando davanti alla Regina Madre, al Padre Gay e alle Mogli Maltrattate, su dicci che cosa si prova, tu che sei cresciuto senza aver fatto un anno di scuola all’estero, quanti fallimenti, quanta tristezza, non vediamo l’ora di ascoltarlo dalla tua voce, dev’essere una specie di permutazione, una concatenazione, per te che sei cresciuto senza una ragazza in un campo dorato, una bionda sotto il sole, con un abito estivo, che si lascia toccare da te, che non ti allontana la mano, che sussurra timida nella notte, crescere senza un ponte coperto vicino a casa, che sensazione fantastica dev’essere raggiungere l’emozione più grande nell’ultimo giorno della tua vita, conoscere la perfezione del corpo proprio mentre la tua pelle perde il calore e l’energia e i capelli  le unghie, e ora siamo tutti qui, racchiusi nel tuo abbraccio, tu sei la cultura che ci contiene tutti, il tempo sta per scadere, quindi presto, parla, non c’è quasi più tempo, raccontaci…

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