Archivio October, 2009

Il declino di Freddy


Freddy Krueger

Per un mostro del mio calibro e della mia fama è molto dura ammetterlo, ma, ahimè, devo farlo. Io, Freddy Krueger, non faccio più paura! Perché dico questo? Ora ve lo spiego. Una notte, di circa una settimana fa, sono entrato nel sogno di un uomo. Nella visione onirica lui si trovava sempre nella sua stanza, però, invece che a dormire tra le lenzuola come nella realtà, stava seduto alla scrivania a sfogliare la settimana enigmistica. Inutile dirvi che il mio istinto assassino è scattato subito. Ma proprio quando iniziavo ad avvicinarmi alla sua schiena per trapassargliela col mio artiglio, ecco che quello si gira di scatto, mi guarda un secondo, e poi si mette a ridere a crepapelle. Io allora, ovviamente interdetto da quella reazione, gli domando se mi conosce. Se sa chi sono. Lui mi risponde di no, e sempre facendosi grasse risate, mi ricorda che il Carnevale si festeggia a Febbraio e non a Novembre. Volete sapere cosa ho fatto? Frustrato ho girato i tacchi e sono uscito dal suo sogno. Ecco cosa ho fatto! Perché frustrato? Ma ve l’ho detto all’inizio: perché non faccio più paura, e quando signori miei un personaggio dell’orrore come me non fa più paura, diventa inutile. E’ come un comico che non riesce più a far ridere, o un cantante che non riesce più a cantare. Ma comunque torniamo a quella notte. Non ancora demoralizzato del tutto decido di entrare nel sogno della donna che dorme accanto a lui: la signorina sta dentro la vasca di un Motel a farsi una doccia con la tendina di plastica tirata. Io allora sposto brutalmente la tendina e gli metto la mia bocca sformata e la mia orribile dentatura davanti agli occhi. Sapete come ha reagito? Prima mi ha detto che era una dentista, poi mi ha sfilato il guanto con gli artigli, e mentre ci si grattava la schiena mi ha consigliato un buon apparecchio per i denti. Avete capito ora? Avete capito cosa intendo quando dico che non faccio più paura? Ma continuiamo con quella notte. Sì perché mica è finita qua! Ferito nell’animo da quelle due terribili delusioni, ma spinto ancora da un tenue, disperato, moto d’orgoglio, me ne vado dal sogno della stronza dentista e mi dirigo nell’appartamento accanto. Dentro c’è una signora sulla novantina. E’ sola, e sta dormendo tranquilla e beata su una sedia a dondolo davanti alla tv. Vedi almeno di non fallire con questa nonnetta Freddy, penso mentre mi accingo a entrare nel suo sogno: la vecchia sta seduta al bancone di un bar completamente deserto (non c’è nemmeno il barista) a bere una bella spremuta d’arancia. Io allora spunto fuori all’improvviso dall’altro lato del bancone e gli vomito in faccia un urlo da far venire i brividi anche ai pinguini. Risultato: non solo la vecchia è rimasta imperturbabile in volto, ma con quelle manacce ossute e magre ha anche accarezzato il mio, dicendomi, tutta contenta, che non se lo sarebbe mai aspettato di conoscere una persona con una faccia più rugosa della sua! Ma vaffanculo va!



Il 31 ottobre ci sarà una nuova edizione del Fantareale Slam dal tema “Mostri e metamorfosi fantareali”. In palio ci sono 300 euro!

Lo scrittore automatico


scrittoreautomaticoFu un momento emozionante quello in cui i due uomini – uno basso, grassoccio, corto di gamba; l’altro così alto, smilzo e con quei denti in bella mostra – in piedi nel corridoio davanti al pannello di controllo stavano per dare il via all’elaborazione del primo racconto. Tutt’intorno a loro c’erano pareti che si diramavano in tanti corridoietti ed erano coperte di fili, spinotti, interruttori ed enormi valvole di vetro. Erano nervosi entrambi: Mr Bohlen saltellava alternativamente prima sul piede destro poi sul sinistro, incapace di star fermo.
“Che bottone?” chiese Adolph Knipe, guardando una fila di dischetti bianchi simili ai tasti di una macchina da scrivere. “Scelga lei, Mr Bohlen. Può sbizzarrirsi fra un sacco di riviste: Saturday Evening Post, Colliers, Ladies’ Home Journal… come preferisce.”
“Ma santo cielo, ragazzo mio! Come faccio a scegliere?” Saltava avanti e indietro come se avesse l’orticaria.
“Mr Bohlen”, disse gravemente Adolph Knipe, “si rende conto che in questo momento ha il potere di trasformarsi nel più versatile scrittore del continente con una semplice pressione del mignolo?”
“Senta, Knipe, cominci lei per cortesia… e lasci perdere i preamboli.”
“Okay, Mr Bohlen. Allora prendiamo… vediamo un po’… questo! Che gliene pare?” Allungò un dito e premette un pulsante con la testata TODAY’S WOMAN stampata in minuscoli caratteri. Si udì uno scatto secco, e quando Knipe tolse il dito il pulsante rimase abbassato, sotto il livello degli altri.
“La selezione è fatta”, commentò. “E adesso… pronti, via!” Alzò un braccio verso il pannello e girò un interruttore. La stanza risuonò immediatamente di un forte ronzio, unita a un crepitare di scintille elettriche e al tintinnìo di una quantità di levette che si spostavano velocemente; e quasi nello stesso momento, da una fessura sul fianco destro del pannello di controllo, cominciarono a schizzar fuori fogli di carta in quarto, cadendo nell’apposito cestino. Uscivano velocemente, uno al secondo, in meno di mezzo minuto tutto era finito. I fogli cessarono di accumularsi.
“Fatto!” gridò Adolph Knipe. “Ecco la nostra storia!”
Presero i fogli e cominciano a leggere. Il primo cominciava così: Afgiorkksjnndhdjs auauhruruwjjbcuuaiuiya kahakaa?akfhajualaafbnjfakaMLjaasajdaka uayqhgsjajqjq. majaiaop qhhaisiahh hagdi,kkao ajskssnnzn riia,ajhfai jha khafialaafbn jfakaMLjaasajdaka uayqhgsjajqjq. majaiaop qhhaialaafbnjfaka MLjaasajdaka uayqhgsjajqjq. majaiaop qhhaisiahhsiahhoooaaa,ntez…”


* Il 31 ottobre ci sarà una nuova edizione del Fantareale Slam dal tema “Mostri e metamorfosi fantareali”. In palio ci sono 300 euro! *

Emo e Truzzi


truzzarelliChe sarebbe diventata una questione di ordine pubblico, non me lo sarei aspettato, all’inizio, questa faccenda degli Emo e Truzzi. Eppure eccoci qui, nella volante, io e il mio collega, a fare servizio a Tor Bella Monaca.
All’inizio, è stato un fatto di ragazzi, adolescenti, dell’età di mio figlio, lì al centro, il sabato pomeriggio, a Piazza del Popolo: poi anche qualche coltello che è spuntato, ma per noi della polizia, questo è niente, chissene frega.
- Giornata di merda, eh? – dice il mio collega, mentre perlustriamo la zona per controllare che non ci siano scontri.
Perché è andata così: da Piazza del Popolo la faccenda è andata in televisione, alle trasmissioni del pomeriggio, quando un canale si è schierato con gli Emo e l’altro con i Truzzi, senza stare tanto a guardare l’abbigliamento, l’estrazione sociale o cosa. Se uno era per gli Emo, la concorrenza era per i Truzzi, e viceversa. Gli uni santificati, gli altri svergognati, gli uni martirizzati, gli altri condannati. Già, perché dopo il coltello mostrato, siamo andati molto oltre.
- Cazzo-  dice il mio collega alla guida – sembra tutto tranquillo, ma bisogna stare attenti. Ti rendi conto? Quindici morti, la settimana passata.
E anche mio figlio a forza di guardare la televisione dopo pranzo, nel pomeriggio, a forza di sentirli parlare, è diventato un Truzzo. Dal caso isolato, con la televisione a pompare, a pompare, si fa presto ad arrivare alla guerra civile. Noi ci dobbiamo badare, noi poliziotti.
- Che dici, qui sembra tutto tranquillo, ce ne andiamo a mangiare? - domanda il collega.
- Ma sì, va - rispondo.
Anche la fidanzata di mio figlio, Angela, è una Truzza. Ci mancherebbe. Truzzi ed Emo sono ormai completamente separati, non si parlano, non si incontrano, a scuola si guardano in cagnesco. E non è solo una questione di ragazzi. All’inizio, sì, era così. Ma, a sentire quello che ha detto il capo, stamani, in riunione, ormai la divisione ha contagiato tutti. Figurarsi, ha detto il capo, che si sono visti vecchietti, con il nipote Emo, che hanno sputato in terra appena era passato un Truzzo davanti a loro.
E’ così, è così che si diffondono queste cose. Quando coinvolgono certi affetti, certi rapporti.
- Allora svolto qui ? - mi dice il collega.
-Svolta, svolta, andiamo a mangiare.
Mentre svolta per andare a prendere il Raccordo, con la testa si gira un po’, per seguire il movimento della macchina. Solo allora mi accorgo che ha, tra i capelli neri, una piccola ciocca rossa e una piccola ciocca viola.
A puntargli alla tempia la pistola, ci metto un attimo.


* Il 31 ottobre ci sarà una nuova edizione del Fantareale Slam dal tema “Mostri e metamorfosi fantareali”. In palio ci sono 300 euro! *

Uno strano caso autoptico


marmo1Lavoro come anatomopatologo da sette anni, ma è la prima volta che mi imbatto in un caso del genere. Forse il diario del  defunto mi può fornire una chiave di lettura dei risultati dell’autopsia. In esso viene riportato che il lunedì precedente la sua morte, il poveretto notò delle macchie insolite, come di gomma giallastra, di un certo spessore, su diverse zone del pavimento di marmo in salotto. Il martedì l’uomo provò ad asportarle con uno di quei raschietti  che si usano per rimuovere la brina dai parabrezza delle auto. Il mercoledì fu sorpreso, o meglio, disgustato nel constatare che le macchie si erano riformate più o meno negli stessi punti, come se si trattasse di essudati  di natura organica. Il giovedì decise di pulire più a fondo col raschietto a costo di rigare il marmo. Alla fine di quella bizzarra manutenzione, avvertì, proprio vicino al cuore, un dolore che attribuì all’affaticamento. Il venerdì osservò che le macchie non si erano più riprodotte, ma i graffi erano stati sostituiti da una specie di cicatrizzazione del marmo, nel senso che il disegno delle venature era interrotto proprio in corrispondenza dei graffi e tuttavia il livello piano del marmo era stato ricostituito e, tutto sommato, con tonalità omogenea.  Il sabato volle verificare cosa ci fosse tra il massetto e il pavimento che potesse giustificare lo strano  fenomeno, a costo di dover deturpare il prezioso pavimento. Perciò prese un  trapano elettrico e tracciò un solco profondo che squarciò il marmo provocando la fuoriuscita di un liquido denso e bruno. Ebbene, non so come tutto ciò possa essere messo in relazione con la morte del tizio, avvenuta domenica per un’irrimediabile emorragia interna. Da parte mia posso solo confermare che l’aorta presenta un anomalo  taglio netto, lungo sette millimetri. Non credo sia stato causato dall’alto tasso di colesterolo, desumibile dalle macchie riscontrate sulle pareti dell’arteria.



* Il 31 ottobre ci sarà una nuova edizione del Fantareale Slam dal tema “Mostri e metamorfosi fantareali”. In palio ci sono 300 euro! *

Scambisti


scambistiSiamo stati in un locale per scambisti, stasera. E lo abbiamo fatto. Mia moglie con il marito di un’altra, io con la moglie di un altro. Senza neanche sapere il nome. Dopo averci pensato su molto, forse troppo, poi ho deciso che sì, potevamo farlo; e lo abbiamo fatto.

Ora siamo in macchina, stiamo tornando a casa. Mi sento su di giri, per averlo fatto, è stato molto eccitante, molto, con un’altra, una sconosciuta, come un tradimento.

- Allora?

- Allora cosa, risponde mia moglie.
Da quando ci siamo rincontrati, all’uscita delle stanze private, dove ognuno l’ha fatto, non ci siamo ancora parlati. Sono eccitato, voglio sapere lei cosa ne pensa, di questa prima sorta di tradimento.

- Allora, come è andata?

- Bene, dice, e sento nel tono della sua risposta quella vaghezza di chi ancora si porta dietro una sensazione forte, piccante. E’ distratta, come me, del resto, dalle scene appena vissute.

Dopo un po’ riprendo l’argomento.

- Ti è piaciuto?

- Sì, abbastanza, risponde, interlocutoria, come se aspettasse di sentire le mie, di reazioni.

- Ma non ti ha dato un po’ fastidio la sensazione che io ero di là, a pochi metri, non hai pensato mio dio, lo sto tradendo, sto tradendo mio marito?

- Stavolta no, dice, e troppo tardi si porta la mano a coprirsi la bocca.


* Il 31 ottobre ci sarà una nuova edizione del Fantareale Slam dal tema “Mostri e metamorfosi fantareali”. In palio ci sono 300 euro! *

Il 31 ottobre alle 20.30 c’è il Fantareale Slam!


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Cara fantareale, caro fantareale,

manca poco al fanta concorso che mette in palio 300 euro veri! Il tema del 31 ottobre (onore ad Halloween) è Mostri e metamorfosi fantareali.
La vincitrice dell’anno scorso è stata Francesca Aucone con il racconto Da Anna a Veronica.
Se vuoi toglierle lo scettro del Fantareale Slam – Mostri e Metamorfosi e vincere il bottino in palio iscriviti all’indirizzo fantareale@omero.it.

E visto che non ci basta mai… annunciamo il concorso nel concorso! Perché se manderai un racconto fantareale all’indirizzo fantareale@omero.it (limite massimo di 3600 battute spazi, punteggiatura e stranezze incluse) potresti essere pubblicato sul blog e potresti concorrere alla prossima raccolta cartacea pubblicata da Omero Editore.

Nel frattempo ecco a te il regolamento completo del Fantareale Slam!


* * * REGOLAMENTO * * *


L’iscrizione è gratuita e aperta a tutti. Per iscriversi bisogna prenotarsi via e-mail all’indirizzo fantareale@omero.it fino a un giorno prima della gara.

Tra tutti gli iscritti verranno estratti a sorte nella serata 16 giocatori/autori, gli altri iscritti comporranno la giuria.

All’inizio della gara, i maestri di cerimonia effettueranno l’estrazione e annunceranno al pubblico il nome o lo pseudonimo di ciascun autore.

Gli autori dovranno leggere un testo fantareale ispirato al tema della gara (per capire cos’è un testo fantareale, leggete www.fantareale.it).

Ogni autore deve presentare propri testi originali e inediti (cioè non pubblicati né su carta né su web, blog o siti che siano).

Tempo a disposizione per ogni esibizione: non oltre i 5 minuti (superati i quali verranno scanditi altri dieci secondi dai maestri di cerimonia e poi scatterà la squalifica).

Il tempo sarà calcolato dal momento in cui inizierà la vera e propria lettura.

Gli autori partecipanti non dovranno utilizzare musica, luci e abbigliamento particolari.

Il pubblico voterà per alzata di mano.

Il premio per il vincitore è in denaro (300 euro).

La gara prevede quattro gironi con quattro concorrenti ognuno. I concorrenti del primo girone leggono uno dopo l’altro il loro racconto. Alla fine delle quattro letture, la giuria voterà per alzata di mano proclamando il vincitore del girone. La stessa cosa accadrà per gli altri tre gironi. Alla fine si avranno quattro finalisti, che leggeranno di seguito il loro racconto. La giuria proclamerà il vincitore del fantareale slam! a cui andrà il premio in denaro.

In caso di pareggio tra due giocatori, avverrà una gara di incipit fantareali sul tema della serata: in cinque minuti, i giocatori in parità dovranno scrivere un incipit fantareale e poi lo leggeranno per essere di nuovo sottoposti al giudizio del pubblico. In caso di ulteriore parità i giocatori saranno entrambi eliminati, a meno di non convincere uno del pubblico a cambiare voto.

Se gli iscritti alle ore 24 del giorno prima dello slam non hanno raggiunto il numero minimo di 8 la gara sarà annullata. I prenotati però saranno ammessi di diritto, senza essere sorteggiati, allo slam successivo.


Alive in Joburg


Alive in Joburg

Parole ovunque


parole-volantiLe parole volavano dentro gli orecchi, gli occhi e le narici di Derzavin. Una parola volò addirittura dietro alla collottola del povero vecchio e gli diede un doloroso colpo sulla schiena. Derzavin si infilò una mano sotto il panciotto, acchiappò la parola e voleva schiacciarla con l’unghia sul tavolo. Ma la parola schizzò via dalle vecchie dita di Derzavin e scappò chissà dove. Derzavin ascoltava. Gli occhi gli si riempirono di lacrime. Ogni parola gli sembrava magnifica…

 

La bambina con molti occhi


bambina-occhi1Un giorno nel parco

fra tanti marmocchi

conobbi una bimba

con molti occhi.

Era carina, anche se faceva

impressione con tutta

quella confusione di occhi.

E in quella faccia bislacca

vidi che aveva anche una bocca.

Parlammo di fiori,

di vocali e consonanti

e dei mali che si attirava

quando portava le lenti.

È bello conoscere una bimba

con tanti occhi sotto i capelli,

ma non quando piange,

perché sui vestiti ti stinge.  

L’amico del mio padrone


tornera-ne-sono-sicuroArriverà il mio momento. Arriverà, ne sono sicuro. A casa mi tenevo sveglio aspettandolo con la mia palla. Lui era lì, seduto davanti a una scatola che finiva con dei fili attaccati a un’altra scatola. Schiacciava continuamente quei tasti e la sua testa illuminata rimaneva girata e fissa verso quella scatola. Sembrava pazzo: a volte sorrideva, a volte si arrabbiava, ma restava sempre e comunque davanti a quella cosa. Cercavo di distrarlo, a volte solleticandolo, altre volte chiamandolo, ma era inutile: con una mano mi allontanava e diceva – Aspetta! – oppure – Stai buono! – e mi risiedevo in silenzio. Ero sicuro che presto avrebbe smesso di fissare quella scatola e avrebbe preso la mia palla per andare a giocare fuori. Ne ero sicuro. Ne ero sicuro. Lo vedevo alzarsi dalla sedia e subito dopo abbassarsi: mi accarezza, mi sorride.  Io gli rispondo, ma neanche a farlo apposta, si gira e si sdraia sul suo letto. Era la volta di un altro oggetto, uno strano oggetto. Aveva in mano uno strano sasso, lungo, sottile e molto largo, che emanava una luce bianca. Lo avvicinava all’orecchio e aspettava. Io, tranquillo, aspettavo di andare fuori e che lasciasse quel sasso per andare a giocare. All’improvviso, cominciò a parlare e pronto, mi rizzavo e mi mettevo sull’attenti. Poi iniziava a ridere, e a gridare, e a parlare da solo. Io gli dicevo: – Ehi! Ehi smettila! Lascia quel sasso! Ehi! – , ma non mi capiva. Parlava da solo, poi gridava, poi rideva ancora e poi, rimaneva in silenzio. Questo per molte volte e a ogni silenzio, mi tenevo pronto. Ma lui non mi considerava. Ero sicuro che prima o poi avrebbe smesso di dare i numeri e mi avrebbe reso felice. Ne ero sicuro. Ne ero sicuro.
Finalmente si è alzato e, prendendomi in braccio, mi ha portato fuori. Lo sapevo. Ne ero sicuro. Abbiamo passato mezz’ora seduti in una stranissima stanza dove tutto fuori si muoveva e poco fa, fermando la terra, mi ha sorriso, mi ha accarezzato il pelo e mi ha detto: – Torno subito, vado a fare benzina.
E con quel sorriso stampato sulla sua bocca, e quello sguardo perso nel vuoto, si allontanava lentamente, per poi sparire.
Tornerà. Tornerà e arriverà il mio momento. Arriverà il mio momento, ne sono sicuro. Io lo aspetto qui. Lui tornerà, ne sono sicuro. Aspetterò, aspetterò.