Quando, quando? Ma che ne so? Mi scoppia la testa. Saranno stati venti minuti fa, trenta. Con un coltello per il panettone dritto in mezzo alle scapole. Si quel coltello lì, quello piantato nelle spalle si, non le pare? Perché l’ho fatto, commissario? Che cosa le devo dire? Non lo so, non me lo ricordo, ma ci deve essere stato un buon motivo se l’ho fatto, no? Per piacere, gliel’ho già detto, ho solo quella maledetta filastrocca che mi esplode nella testa e sento un bisogno urgente di bere un altro goccio, la prego. Si… si, come diavolo devo dirglielo? Venti minuti fa. Stavo sparecchiando la tavola, e mia moglie era nella stanza del bambino… ma adesso devo andare a bere un altro goccio, davvero… voi intanto pensate a un modo per levare di mezzo quel cadavere dal mio pavimento, vi prego. Sì, cazzo, era proprio mezzanotte, gliel’ho detto, e il bambino si era svegliato e piangeva, così mia moglie è andata di là a calmarlo, e io sono rimasto solo nella sala da pranzo. No, non c’era nessuno, i miei genitori se n’erano appena andati… ma per favore… cristo, può dire ai suoi colleghi di piantarla con quel flash, mi spaventano il bambino… mia madre mi ha salutato dicendomi qualcosa che mi ha messo una specie di agitazione addosso, ma ora non ricordo più cosa fosse, ricordo soltanto che sono rimasto da solo nella sala da pranzo, davanti al camino spento, e che ho cominciato a provare una strana paura mentre sparecchiavo la tavola.
Allora ho afferrato il coltello dalla tavola, vicino al panettone, e mi sono nascosto al lato del camino, sono rimasto schiacciato contro la parete ad aspettare qualcosa, mentre mia moglie, nell’altra stanza, cantava una ninnananna al bambino, ma quello continuava a piangere, io invece ogni tanto sentivo gli occhi pesanti che mi si chiudevano, ma poi li spalancavo di nuovo, guardando di lato, verso il camino.
Avevo bevuto un po’ troppo, certo. Lo faccio sempre a Natale. Diciamo che lo faccio sempre quando rivedo i miei genitori, anzi, che lo faccio sempre quando rivedo mia madre.
Comunque si, avevo bevuto, e parecchio. Che le devo dire? Mia madre riesce ogni volta a mettermi addosso quella strana inquietudine, soprattutto a Natale.
Prima di andare via ha guardato il bicchiere nella mia mano, poi ha guardato il camino, e ha fatto un cenno con la testa “mi raccomando- ha detto tutta seria – vedi di andare a dormire che se Babbo Natale ti trova sveglio ti porta via… e basta bere, che sei già ubriaco” e mi ha strappato il bicchiere dalle mani.
L’ho salutata e ho iniziato a sparecchiare la tavola, tenendo sempre d’occhio il camino.
Mia moglie cantava la ninnananna e io sentivo crescere la paura.
Insomma commissario, non lo so perché l’ho fatto, non me lo ricordo, non ho un motivo valido.
Ero lì in piedi al lato del camino, che quasi tremavo, e improvvisamente ho sentito un tonfo e ho visto una nuvola di cenere invadere la sala. Il respiro mi si è bloccato in gola. Poi lui è saltato fuori dal camino, gridando quel terribile “ho ho ho” e non so che mi è preso, ho stretto il coltello del panettone, ho fatto un balzo e gliel’ho piantato tra le scapole, sotto quel soffice velluto rosso, che ha cominciato a sporcarsi di sangue e non si capiva se era solo il rosso del vestito o quello del sangue, insomma, non si capiva niente, e mia moglie è corsa nella sala urlando, e il bambino ha ripreso a piangere… tutto qui.
Soddisfatto ora? Posso andare a bere un goccio ora?
No, non ce l’ho un buon motivo. E poi, cristo, le sembra che ci possa essere un motivo valido per ammazzare Babbo Natale in quel modo, le sembra che ci possa essere un fottuto motivo valido per ammazzare chicchessia, a Natale, in quel cazzo di modo. Senta, io non mi ricordo proprio il motivo, io non mi ricordo quasi più niente, so solo che mia madre mi ha detto qualcosa, che il bambino piangeva, che mia moglie è andata a calmarlo, e che da quel momento mi si è ficcata quella dannata stupida filastrocca nella testa…
“Ninna nanna, ninna oh… questo bimbo a chi lo do’… lo darò a Babbo Natale…
Quando, quando? Ma che ne so? Mi scoppia la testa. Saranno stati venti minuti fa, trenta.
Con un coltello per il panettone dritto in mezzo alle scapole. Si quel coltello lì, quello piantato nelle spalle si, non le pare?
Perché l’ho fatto, commissario? Che cosa le devo dire? Non lo so, non me lo ricordo, ma ci deve essere stato un buon motivo se l’ho fatto, no? Per piacere, gliel’ho già detto, ho solo quella maledetta filastrocca che mi esplode nella testa e sento un bisogno urgente di bere un altro goccio, la prego. Si… si, come diavolo devo dirglielo? Venti minuti fa. Stavo sparecchiando la tavola, e mia moglie era nella stanza del bambino… ma adesso devo andare a bere un altro goccio, davvero… voi intanto pensate a un modo per levare di mezzo quel cadavere dal mio pavimento, vi prego.
Si, cazzo, era proprio mezzanotte, gliel’ho detto, e il bambino si era svegliato e piangeva, così mia moglie è andata di là a calmarlo, e io sono rimasto solo nella sala da pranzo. No, non c’era nessuno, i miei genitori se n’erano appena andati… ma per favore… cristo, può dire ai suoi colleghi di piantarla con quel flash, mi spaventano il bambino… mia madre mi ha salutato dicendomi qualcosa che mi ha messo una specie di agitazione addosso, ma ora non ricordo più cosa fosse, ricordo soltanto che sono rimasto da solo nella sala da pranzo, davanti al camino spento, e che ho cominciato a provare una strana paura mentre sparecchiavo la tavola.
Allora ho afferrato il coltello dalla tavola, vicino al panettone, e mi sono nascosto al lato del camino, sono rimasto schiacciato contro la parete ad aspettare qualcosa, mentre mia moglie, nell’altra stanza, cantava una ninnananna al bambino, ma quello continuava a piangere, io invece ogni tanto sentivo gli occhi pesanti che mi si chiudevano, ma poi li spalancavo di nuovo, guardando di lato, verso il camino.
Avevo bevuto un po’ troppo, certo. Lo faccio sempre a Natale. Diciamo che lo faccio sempre quando rivedo i miei genitori, anzi, che lo faccio sempre quando rivedo mia madre.
Comunque si, avevo bevuto, e parecchio. Che le devo dire? Mia madre riesce ogni volta a mettermi addosso quella strana inquietudine, soprattutto a Natale.
Prima di andare via ha guardato il bicchiere nella mia mano, poi ha guardato il camino, e ha fatto un cenno con la testa “mi raccomando- ha detto tutta seria – vedi di andare a dormire che se Babbo Natale ti trova sveglio ti porta via… e basta bere, che sei già ubriaco” e mi ha strappato il bicchiere dalle mani.
L’ho salutata e ho iniziato a sparecchiare la tavola, tenendo sempre d’occhio il camino.
Mia moglie cantava la ninnananna e io sentivo crescere la paura.
Insomma commissario, non lo so perché l’ho fatto, non me lo ricordo, non ho un motivo valido.
Ero lì in piedi al lato del camino, che quasi tremavo, e improvvisamente ho sentito un tonfo e ho visto una nuvola di cenere invadere la sala. Il respiro mi si è bloccato in gola. Poi lui è saltato fuori dal camino, gridando quel terribile “ho ho ho” e non so che mi è preso, ho stretto il coltello del panettone, ho fatto un balzo e gliel’ho piantato tra le scapole, sotto quel soffice velluto rosso, che ha cominciato a sporcarsi di sangue e non si capiva se era solo il rosso del vestito o quello del sangue, insomma, non si capiva niente, e mia moglie è corsa nella sala urlando, e il bambino ha ripreso a piangere… tutto qui.
Soddisfatto ora? Posso andare a bere un goccio ora?
No, non ce l’ho un buon motivo. E poi, cristo, le sembra che ci possa essere un motivo valido per ammazzare Babbo Natale in quel modo, le sembra che ci possa essere un fottuto motivo valido per ammazzare chicchessia, a Natale, in quel cazzo di modo. Senta, io non mi ricordo proprio il motivo, io non mi ricordo quasi più niente, so solo che mia madre mi ha detto qualcosa, che il bambino piangeva, che mia moglie è andata a calmarlo, e che da quel momento mi si è ficcata quella dannata stupida filastrocca nella testa…
“Ninna nanna, ninna oh… questo bimbo a chi lo do’… lo darò a Babbo Natale…