16 verticale: la compagna di Adamo. Quattro caselle.
“Ma come è possibile?” – si ripeté il professor Caruso. Era certo che la risposta fosse Eva, ma lo schema richiedeva una parola di quattro lettere, e non poteva di certo essere Eva. Aveva compilato tutto il cruciverba, tranne che per quelle quattro maledette caselle. Da ore si arrovellava per trovare la risposta. Seduto sulla sdraio, all’ombra, scavando la sabbia con i piedi per il nervosismo, incrociando con la definizione orizzontale, cercando nella memoria un sinonimo della riposta ovvia che aveva immediatamente pensato. E dire che non era quella la sola che lo aveva impegnato quella mattina. Tutte le risposte alle definizioni erano a prima vista ovvie, semplici, scontate – come dovevano essere per il cruciverba del giornale quotidiano nella pagina dei giochi -, rifletteva -, ma poi, contando le caselle il numero non corrispondeva mai alle lettere della risposta. Lui non c’era cascato. Aveva capito il meccanismo del gioco: risposte ovvie per ingannare il solutore, che poi restava con un palmo di naso quando andava a inserirla. Trucco efficace, ma con lui non funzionava. Lui era un professionista degli enigmi; lui non sbagliava un Bartezzaghi, non mancava una definizione.
21 orizzontale: il nome del giocatore di calcio Rivera. Otto caselle.
Gianni, la risposta ovvia, sei caselle. Ma lo schema ne prevedeva otto. Aveva scavato nella sua prodigiosa memoria e aveva ricordato. Un’improvvisa illuminazione: Emanuele Rivera, campionato 1978-79, C2, Akragas, squadra siciliana. Eccoti servito. Bravo l’ideatore del cruciverba, ma mai quanto lui. E così via. Una dopo l’altra, ricordando, incrociando con le altre lettere poco a poco lo schema si era riempito tutto o quasi. Restavano quelle quattro caselle bianche del 16 verticale. Ci pensava e ripensava. Nulla. E dire che si trattava della pagina dei giochi del quotidiano, mai fatto prima di allora. Lui risolveva solo la mitica Settimana enigmistica. Ma quella mattina invece, arrivato in spiaggia, si era accorto di averla scordata a casa. Fosse stato per lui se ne sarebbe tornato subito a prenderla. Poi Lucia – la moglie, mite e servizievole, come sempre da quarant’anni, lo aveva calmato.
- Gennarì e dai, prova con quelle del giornale.
Eh sì, mo’ faceva quelle del giornale! Poi però in mancanza di meglio si era convinto. Del resto non poteva restare senza la sua dose quotidiana di gratificazione. Da quando era andato in pensione, per il professore Caruso – insegnante di italiano alla scuola media Vittorio Emanuele di Napoli – gli enigmi erano diventati ancor di più la sua vita. Ma forse è meglio dire che tutta la sua vita il professore l’aveva sempre affrontata come l’infinita risoluzione di un cruciverba. Che erano se non definizioni in attesa di risposte le quotidiane vicende della vita? – si ripeteva. Che cosa erano se non caselle vuote da riempire le emozioni quotidiane? – rifletteva. Che erano se non rebus, figure avvicinate a lettere in attesa di interpretazione, le persone che lo circondavano? La sua presunzione, poi, lo aveva sempre convinto di aver risolto tutti gli enigmi che la vita gli aveva posto: l’amore, il matrimonio, la figlia, la professione e poco importava se arrivato a quell’età gli era rimasta solo la mitica Settimana enigmistica per gratificarsi. La moglie sì, vicino a lui, ma ormai irritante per la sua premurosa quasi servile attenzione; i figli andati via, diventati estranei, presi dalla loro vita; il lavoro finito, chiuso con quella ridicola medaglia commemorativa che gli avevano regalato i colleghi. Ma a lui tutto questo non importava. Lui era convinto di aver risolto lo schema della sua vita, aveva dato le risposte giuste, aveva riempito le caselle, aveva trovato la definizione del rebus.
Ma oggi no. Oggi quelle maledette quattro caselle del 16 verticale erano rimaste bianche. E bianche restarono sino al momento di risalire dalla spiaggia. Arrivato a casa il professore, senza neanche fare la doccia, si era chiuso nello studio, il giornale sottobraccio. Doveva risolverlo. Doveva. Lui aveva risolto tutto, non poteva proprio non trovare soluzione a quel cruciverba, non poteva lasciare in bianco quelle quattro caselle.
- E’ pronto, Gennà, la cena è a tavola - rispettosa come sempre, senza alzare la voce. Nulla. Nessuna risposta. Da quando erano tornati dal mare, il professore si era chiuso nel suo studio. Scontroso come sempre, più di sempre. Anche troppo. Allargata sulla scrivania la pagina dei giochi del quotidiano, in mezzo a due vocabolari, a un volume dell’enciclopedia Treccani, un dizionario dei sinonimi e dei contrari, la Bibbia rilegata in pelle, con la versione originale in ebraico. Il cruciverba quasi compilato, ma al centro, all’altezza del 16 verticale e del 18 orizzontale c’erano ancora quelle maledette quattro caselle bianche. Quattro ferite inferte all’orgoglio del professore, lì, sanguinanti. E un block notes con una pagina piena di annotazioni: il nome Eva in ebraico, il nome Eva in aramaico, il nome Eva in greco, latino. Più tutta un’altra serie di parole, alcune anche sottolineate in rosso, con la matita che aveva usato per correggere i compiti. Ma nessuna era di quattro lettere; nessuna incrociava con la definizione orizzontale che aveva già scritto. A terra, vicino alla poltrona, sotto gli occhiali da lettura una macchia scura bagnava la moquette. Il professore era immobile, seduto, gli occhi sbarrati, la testa reclinata all’indietro e all’altezza della tempia destra un foro calibro 22. La moglie bussò ancora e poi, decidendo di sfidare per l’ennesima volta l’ira che quello che stava per fare avrebbe provocato, aprì la porta…
Da La Repubblica, 4 agosto 2009: pagina dei necrologi. In basso a sinistra.
Il direttore e i soci tutti dell’associazione “La Sfinge” esprimono la loro vicinanza e umana partecipazione al dolore dei familiari del Prof. Caruso Gennaro. Ideatore, fondatore e presidente amatissimo, e ne rievocano commossi la sua immagine e ricordo.
Da La Repubblica, 4 agosto 2009: pagina dei necrologi. In basso a destra.
Errata corrige. Per un errore nella pagina dei giochi pubblicata ieri, non c’era corrispondenza tra il cruciverba e le definizioni. Ce ne scusiamo con i lettori.