Sono seduto qua, da solo, e ascolto i miei pensieri. Il mio corpo è accucciato per terra, su un cuscino, e le mie orecchie sono sedute. Sedute, o meglio, poggiate, su due specie di sedie, una per parte. Altrimenti mi schiaccerebbero. Sono così grandi, ma così grandi, le mie orecchie, che a paragone il resto del mio corpo è una briciola. Ogni giorno vengono due filippini, a pulirle per bene, le mie orecchie, con un enorme cotton fioc. Visto che vengono fino qui, e per il principio che il corpo è una macchina, e se un pezzo non funziona, tutto il sistema potrebbe rompersi, danno una pulita anche al resto: braccia, gambe, busto, viso. Mi fanno anche la barba, ché pure l’estetica vuole la sua parte. La mia testa è più larga ai lati, ed è almeno 10 volte il resto del mio corpo. Per muovermi uso una specie di carriola elettrica costruita su misura. Del perché mi siano cresciute le orecchie in tal modo, non so bene. Ho fatto due ipotesi, in questi anni: o sono cresciute per permettermi di ascoltare, o sono cresciute perché ascoltavo troppo. Nel senso che o sono come l’atleta, che mira a sviluppare i suoi muscoli per ottenere prestazioni migliori, o sono come l’operaio, i cui muscoli si sviluppano in conseguenza del lavoro che svolge. Tutto sta a capire se ho voluto io ascoltare, o semplicemente non potevo farne a meno. Ormai non importa più, in ogni caso. Ho ascoltato per una vita intera. Non è facile, ascoltare. Bisogna saperlo fare. Bisogna saper distinguere il tono, il timbro, il volume. Bisogna saper comprendere un umore, uno stato d’animo, un’emozione. Bisogna, soprattutto, riuscire a far capire che si sta ascoltando, con attenzione, con comprensione, con empatia. Le mie orecchie in questo sono meravigliose. Sembra che vibrino, che sappiano trasmettere l’essenza dell’ascolto completo, vero, profondo. Ho ascoltato, grazie a loro, le storie più incredibili. Ma quelle che preferisco sono le storie semplici, quelle di tutti i giorni, quelle che mi sono state raccontate tante volte, ma ogni volta le mie orecchie mi hanno permesso di coglierne la diversità, facendole diventare uniche, e preziose.
Con gli anni ho imparato ad amare le mie orecchie proprio per questo. Nonostante la vita difficile che mi hanno costretto a fare: nessuno sport, nessun vizio, nessun viaggio e, soprattutto è difficile fare sesso con due orecchie enormi e un corpo piccolissimo. Difficile, perciò, trovare qualcuno che mi ami per come sono. Non mi sono mai sentito solo, però. Non ne ho mai avuto il tempo. Finora. Tutti amano le mie orecchie, e di conseguenza, amano anche me. Le persone che vengono da me si fanno ascoltare come fossero vecchi amici, o vecchi sposi, o vecchi amanti. E l’intimità delle loro storie mi scalda. Mi fa sentire vivo, mi fa vivere la loro vita. Ho vissuto migliaia di vite, grazie alle mie orecchie.
Tutto questo, però, ora sta finendo.
Il problema si è verificato poco tempo fa. All’inizio non capivo. Perdevo alcune parole, mi sfuggivano delle intonazioni, non rinvenivo più alcuni significati. Non dissi niente a nessuno. Pensavo fosse stanchezza. Mi presi una vacanza. Passai tutto il tempo, una settimana, in totale silenzio. Più per dare modo alle mie orecchie di riposare, che per reale mio desiderio di provare qualcosa di diverso. Anzi, gli ultimi giorni mi sentivo così triste e solo, che non vedevo l’ora di ricominciare ad ascoltare. La vacanza non mi aveva giovato. Continuavo a perdermi le parole. Cominciai addirittura a perdere intere frasi. Stavo diventando sordo.
Adesso ripasso a mente tutte le storie che ho ascoltato, una per una, ogni giorno. E ogni notte. Mi tengono compagnia.
Forse un giorno le scriverò, per farle ascoltare a qualcun altro.
bellissimo
BELLOOOOO!!!!!!
deavvero commovente… bellissimo