cervelloIl figlio cervello va dal dottore.
- Ho una febbricola a 36.7°-37.1° tutti i giorni, perdo peso, mi sento debole, mi ammalo spesso.
- I sintomi sono così aspecifici che non posso individuare una causa precisa.
- Aspetti, l’anamnesi non è ancora finita.
- Cosa?
- L’anamnesi.
- Cos’è?
- La ringrazio signorina per questa domanda. È quello che le sto dicendo.
- Qui non ci sono signorine. Comunque, mi dica.
- Lo faccio volentieri. Papà fegato è amaro e s’ingrossa, si accascia sul divano; mamma stomaco è acida e brontola, si accascia sul lettino da spiaggia; il gatto pancreas vomita e miagola nella notte, si accascia per terra. Tutti guardano la TV, soprattutto le notizie tristi e i film d’azione con tanti morti. Abbiamo un’auto per uno e tanti elettrodomestici. Che io sappia, anche gli altri organi stanno così.
- Ora è tutto chiaro. C’è un’infiammazione in corso nell’organismo, probabilmente da anni. La reazione in sé è naturale e necessaria, ma a lungo andare, abbatte le difese immunitarie e apre la porta a infezioni opportunistiche: non si butta la spazzatura quando è il proprio turno, si fa liberamente aria nel lettone, si tira una coltellata.
- È grave?
- È la norma. È normale.
- Quindi sto così…?
- Guardi, la gente ci convive. Io stesso per noia ho ammazzato mio papà, che per gola aveva mangiato il gatto, che per rabbia aveva staccato un orecchio a mia mamma, che per dispetto non aveva buttato la spazzatura.
- Non c’è cura?
- Non saprei da dove cominciare… stia anzi così. Quando si sente mancare, prenda un Menefregol in granuli sciolto in un superalcolico. Se se la sente, può anche andare a puttane.
- Non ha effetti collaterali?
- Tanta tristezza e un vago senso di colpa.
- Va bene, farò così.
- Bravo, continui così.