Venti minuti fa mia moglie se ne andava di casa.Diciannove minuti fa mi bevevo una birra seduto sul divano.
Dieci minuti fa uscivo a comprare le sigarette. Sei secondi fa un’auto in corsa mi spezzava la spina dorsale e una gamba, lasciandomi steso a terra. Sulle strisce pedonali, cazzo. L’asfalto sotto di me si allontana sfocandosi in un tutt’uno con i primi curiosi, il mio corpo, il sangue, tanto e rosso; l’auto non c’è. Figlio di puttana, chiunque tu sia spero che… Ma ormai… Le cime degli alberi, altri stronzi che vanno a farsi una sorsata di macabro, qualcuno strilla, uccelli lerci che mi sfiorano, i palazzi terminano, l’orizzonte metano scuro si decompone, l’oscurità mi circonda. Che deve succedere ora? Divento astronauta? Ah ecco, qualche barlume di luce. Silenzio opprimente, una struttura conica illuminata mi attraversa, un satellite, mi sfilaccia per un istante come pasta di pane. Mi battono su una spalla. Gesù! Un dito teso a chiudermi la bocca. Ali. Bianche. Tutto bianco. - Seguimi -, mi fa. - Dove? - Seguimi -, insiste. Una grande luce compare intorno a noi. Merda, lo sapevo che era tutto vero. Un enorme cancello d’oro. Cristo lo sapevo che eri vero. Pornografia, ce l’ho; mendacio, ce l’ho; bestemmie, ce l’ho alla grande; amare il prossimo, se non rientra in pornografia non ce l’ho; onorare finché morte non ci separi, l’ho mancato di poco a quanto pare. Atterriamo davanti a un uomo dall’aspetto imponente. Sembra avere millenni di vita. E’ San Pietro, mi suggerisce ali bianche, poi sparisce. San Pietro è seduto dietro a una scrivania, piazzata giusto davanti al cancello. Mi guarda. E ride. Ride forte. - Lo stronzo delle strisce pedonali -, biascica tra sussulti e colpi di tosse, altri vegliardi si avvicinano a lui, gli sussurrano qualcosa, si fanno sussurrare qualcosa, Pietro ride il doppio. - Brutta testa di cazzo -, fa – perde la moglie, finisce le sigarette, lo mettono sotto il ventiquattro dicembre… -, ride come un matto, - … povero coglione, e il cadavere, l’avete visto il cadavere? Chiede ai vecchietti davanti a lui che lo guardano costernati. - Sdraiato su una merda di cane -, si sta sbudellando. – E’ morto sulla merda di cane e con le mani sul pacco, porca troia! Uno dei vecchietti viene verso di me. - Sono Paolo, salve. - A lei. - Ehm… lo ignori, ha tanto lavoro. Le risate sovrastano tutto, pure gli angeli in coro che paiono contrariati. - Senta, dobbiamo rimandarla giù. – Ma no. - Ma sì. – Ma vaffanculo. – Che ci vuole fare? - Vabbè. A fare che -, chiedo. – Si tratta di presidiare una posizione strategica per il corretto svolgimento dei piani dell’altissimo. – Cioè? - Infestare. – Cosa? – Casa sua. – Per quanto? – Pietro! -, fa il vecchio all’indirizzo di Pietro. – Quanto deve stare, tizio qua, quanto deve stare sotto? – Merda di cane? Digli Paolo – , fa Pietro all’indirizzo di Paolo, – che sono cazzi nostri. – Sono cose nostre, scusi. – A cominciare da? Le pareti di casa mia mi opprimono come dieci minuti fa, quando ero vivo. Sono sporco di merda sul bavero della giacca. Casa è vuota. E buia. E lercia. La tele è accesa. Chissà se la posso spegnere? E perché, penso subito dopo, la bolletta la mandino al cimitero. Una cartella di pelle nera fluttua nell’aria muovendosi come un piccolo pendolo fino ai miei piedi. La prendo in mano, con circospezione. La apro. Istruzioni: presidiare la posizione strategica blabla fino a che non sarete richiamato. Stop. Saprete presto perché. Stop. P.S.: divertiti merda di cane. Butto per terra cartella e foglio. Che devo fare qua dentro? Ci ho passato venti fottuti anni in questo buco di casa a iniquo canone, e adesso che i miei casini dovrebbero essere finiti mi tocca tornarci per avere altri casini? Dicono che la casa di un uomo è il suo castello, ma la mia è diventata il mio inferno. Vado in bagno. Piscio. Per provare, dirigo il getto fuori dalla tazza. Si bagna tutto. Ma che cazzo? Altra cartella in volo. Altre istruzioni: pisciare dentro tazza. Stop. Non fuori. Stop. Non in lavandino. Stop. Idioti perditempo. La porta si è aperta? Sì. È mia moglie. È sconvolta. Amore, hai saputo? Sei vedova. Piange. Si riprende. No, non ce la fa. Forse sì. No, piange. Prende il telefono. Chiama. - Sono io –, fa – Sì, sì, lo so. No, non ancora, mio Dio! E’ terribile. Ha saputo. Dev’essere sua madre all’altro capo. Le starà dicendo di lasciare il corpo ai vermi. – Era mio marito sai? Brava, diglielo a quella stronza. - Nonostante tutto, era mio marito. Amore mio, perché ti ho tradito. Mi amavi ancora così tanto? - No, non sto dicendo questo. No, non sono pentita. Orgogliosa come sempre. Non posso fargliene un torto. - No, l’ho portata dove mi hai detto. Non la troveranno. Che cazzo dice? - No, amore, ti ho detto che non sono pentita. Non vedo l’ora di vederti, ora che tra noi non c’è più lui… Sì sono sicura. Una botta troppo forte. Era immobile. C’è rimasto secco, secco su una merda di cane. Brutta troia! Urlo in faccia a Paolo. - Prego? Sono di nuovo su. - Niente, parlavo da solo. Mi devo sedere, le gambe non mi reggono. - Animo giovanotto! È Natale. – Bello. Il migliore di tutti. – Lo credo – riprende Paolo. – Cancelli aperti per tutti. Ne approfitti. – Finisce così? Fine? Lei laggiù che se la spassa sul mio cadavere e io qua in paradiso? – Che schifo, eh? Entri, non se lo faccia ripetere. Prima di andare, Paolo mi attacca un tesserino sul petto. – È il suo nome celeste, sarà il suo nuovo nome nei secoli dei secoli. Si affretti ora, Merda di cane.
Scritto molto, ma molto bene.
Peccato che l’originalità e la fantasia non siano di casa, a tratti sembra il mix di due noti spot del caffè….