(…) Una sera lo straniero se ne stava sul balcone e dietro di lui, nella stanza, brillava un lume: era quindi più che naturale che la sua ombra si posasse sul muro dirimpetto; se ne stava seduta proprio tra i fiori, sul balcone, e quando lo straniero si muoveva, si muoveva anche lei, perché succede così.
- La mia ombra, credo, è l’unico essere vivente che veda là, – si disse il giovane.
- Guarda con che grazia siede tra i fiori! Il balcone è socchiuso e l’ombra dovrebbe avere l’accortezza di andar dentro, di guardarsi un po’ intorno e di tornare poi a raccontare quello che ha visto. Ti dovresti proprio rendere utile, – aggiunse scherzando.
- Fammi il piacere di entrare! Su! Va’ pure dentro! -
Fece un cenno all’ombra e quella gli fece un cenno a sua volta.
- Su, va’, ma poi torna! -
Così dicendo, lo straniero si alzò, e la sua ombra sul balcone dirimpetto fece lo stesso, poi si volse, e anche quella si voltò: se qualcuno fosse stato bene attento, avrebbe potuto vedere chiaramente l’ombra infilarsi attraverso il battente socchiuso del balcone dirimpetto, proprio nel momento in cui lo straniero entrava nella sua stanza, lasciando ricadere la tenda dietro di sé.
La mattina dopo lo straniero uscì per prendere un caffè e per leggere i giornali.
- Ma che succede? – esclamò non appena fu al sole.
- Non ho più la mia ombra! Ma allora, ieri se n’è andata davvero e non è più tornata: è una bella seccatura!
La cosa lo irritò, non tanto perché quella era sparita, quanto perché sapeva di una storia di un uomo senza ombra – tutti la conoscevano nei paesi freddi – e se ora fosse tornato a casa e avesse raccontato la sua storia, lo avrebbero accusato di plagio, come se ne avesse avuto bisogno! Decise dunque di non dire nulla, e in questo fu molto saggio. (…)