cupidoL’uomo che venne a disconoscere l’amore si fece precedere, come usava allora, da molteplici missive in cui chiedeva il permesso di incontrarlo. Quando l’ottenne organizzò il suo viaggio. Lasciò il deserto, scavalcò montagne, navigò il mare. Quindi, sfinito e arso, si presentò all’amore.
- Per prima cosa – disse – non sono qui per te. Sono venuto  per cambiare aria, da molto tempo non faccio una vacanza, avevo proprio bisogno di staccare.
L’uomo che venne a disconoscere l’amore se lo scopò da vera puttana; senza una carezza e senza un bacio. Ma dopo gli spiegò:
- Volevo solo farti un po’ di male perché riesci sempre a irritarmi: sei troppo vago e strano, funzioni bene solo nella mente. E per il resto… io sono spiacente: sono normale, non so vederti e  non ti ho mai mentito.
L’uomo che venne a disconoscere l’amore a un certo punto ragionò che in fondo in fondo un fiore, in fondo-in fondo, ci poteva pure stare. Quindi, perché l’amore non lo fraintendesse, perché capisse di essere nel mazzo, comperò cento rose da un pachistano, rose che fece regalare a tutte le passanti. L’ultima toccò all’amore e quella notte stessa, con la sua rosa in mano, lo scaricò nel mezzo della strada. L’uomo che venne a disconoscere l’amore fu sollevato nel voltarsi e andare, mentre il suo occhio già si trastullava su nuove mosse. Ma prima di partire tornò di fretta a casa dell’amore che era aperta ed ebbe quindi  l’agio di frugare. Selezionò con cura, fra le sue fantasie, le più sensuali, le più tenere e indifese che si mise nel sacco. L’uomo che venne a disconoscere l’amore lasciò ovunque zampatedi sabbia rossa  e fango e una scia che penetrò le stanze, a lungo persistente. Era l’afrore dell’aridità.