virgolaSì certo, perché adesso secondo voi io dovrei spiegarvi cosa voglio riuscire a realizzare attraverso la scrittura, così, senza preavviso e come se fosse la cosa più semplice del mondo, che poi parlando chiaramente, e tralasciando il fatto che di quello che voglio raggiungere con la scrittura non ne ho la minima idea, io questi esercizi di stile li detesto come forse solo le pagine immacolate che ti fissano irridenti quando poi alla fine ti siedi per cercare di venire a capo del dilemma, di adempiere a quello che comunemente si definisce svolgimento, che nervi, e devi usare solo la virgola, mi raccomando,  solo che così diventa una punizione, non un assegnamento -odiosa come parola, ne converrete, e io che ho sempre avuto un evidente problema con l’autorità costituita, soprattutto con quella intellettuale, provo un’insanabile idiosincrasia per tutta questa parte dell’apparato lessicale, tema, traccia, svolgimento, assegnamento, istruzioni, che ha la consistenza della polvere in un provveditorato comunale e l’angusta fattispecie di un esame di maturità-, per me poi, che ho sempre pensato che scrivere servisse a mettere un punto, a fare chiarezza, e forse perché sono un figlio della paratassi contemporanea, lo ammetto, e ne abuso come ormai si conviene nel parlare mezzo dotto e mezzo sciatto, mezzo accattivante ma anche no, del quale sono figlio e fautore come dicevo prima, appunto, senza punto perdo i punti di riferimento, e il tutto si trasforma in un ingorgo, un incrocio, o cross over che si sa che nella lingua fredda di Albione la trovi facilmente quell’enfasi da sovramercato essenziale per risultare cool, fashion, ecco basta non abusarne che altrimenti è troppo facile e si perde il filo, ah già il filo, del discorso si intende, che a pensarci bene più che a un ingorgo somiglia  a un mare di spuma e di melassa, ampolloso, magniloquente, stucchevole alla lunga, ma sempre di grande effetto, tipo star a parlare per ore di quello di cui si dovrebbe parlare senza effettivamente dire alcunché in proposito, che poi altro non è se non un esercizio di stile, ovvero quello che mi si richiede se non ricordo male, il comodo abbozzo, senza punti beninteso, di uno scopo o desiderio, di un fine da raggiungere tramite la scrittura, che nel mio caso si traduce in apprensione e aspettativa, estenuanti preliminari, perché in fondo in fondo, e non si pensi che io non voglia rispondere o altro, in effetti questa traccia mi mette con le spalle al muro e fa un po’ paura, e per rispondere mi serve un momento di concentrazione, e adesso sento che ce l’ho, davvero, smetto di divagare, lo prometto, adesso scrivo quello che voglio raggiungere con la scrittura, lo prometto, e basta con le ciance d’anticamera, è ora di darci un taglio, di essere seri, di mettere un punto.