Topi entrano dalla bocca come cibo, non so se li mastico o li ingoio come se fossero acqua, so solo che non li faccio uscire dal buco … capite bene di che buco parlo… perché stringo, stringo, stringo e loro aprono, aprono, aprono; ma io tengo, tengo, tengo finché posso. Di primo mattino li sento, s’attorcigliano alle budella, per farli smettere do dei cazzotti al ventre e questi per farmela pagare in ogni momento della giornata, dopo aver formato un palo, tentano di sfondarlo. Non credo resisterò a lungo, ho la pancia gonfia, gonfia, gonfia; sto per cedere; escono. Li vedo. C’è chi esce di testa e chi di coda; non mi fanno male, mi piace soprattutto l’uscita di sedere perché la coda solletica dolcemente la fessura. Quando è di testa poi li aiuto, metto le mani e l’allargo così attutisco il dolore e a loro lo sforzo d’aprirlo. Sono usciti tutti, stanno chi sul letto chi sotto e chi vaga per la stanza come ladri in cerca di cibo. Mi sento bene sgonfio, sgonfio, sgonfio; poi sono topi di campagna non di fogna dacché non vivo in città da due mesi e d’allora non chiudo le finestre, da un mese viviamo insieme. Non sono aumentati, sono rimasti 31 come i giorni di gennaio. Non credo ci sia un maschio, nitriscono, tutte femmine quindi. Da parte mia non faccio nulla per mandarle via, conto di restare sino a fine anno, si stancheranno prima o poi di me, intanto mi ritrovo nuovamente con il ventre gonfio, gonfio, gonfio nell’approssimarsi la fine di febbraio. A pensarci su, tutto ciò avviene perché dormo a bocca aperta, dovrei forse dormire chiudendola? Se lo facessi dormirei col buco aperto. Alla verga preferisco le tope!
Più che fantareale, surreale.
Più che surreale, irreale.
Più che irreale, onirico.
Più che onirico, onanistico. Co(g)ito interrotto.
Comunque, d’accordo, con meglio le tope.