scambistiDue persone stanno scopando dietro questa porta, e io non riesco a farmelo venire su. Ho conosciuto quei due di là l’altra sera in un bar del centro che avevamo scelto per il nostro incontro. Il primo contatto è stato sul sito di scambisti al quale mi ero iscritto subito dopo la separazione con mia moglie. Cosa avessi dovuto scambiare poi non lo avevo ancora scoperto. Avevo rotto con mia moglie, ed era da un po’ che non facevo sesso. Non volevo una storia, avevo solo voglia di una scopata. Semplice, e senza troppe complicazioni. Quei due di là sono perfetti, e ora ci stanno dando dentro alla grande. Io però non riesco ancora a farmelo venire su.
- Intanto ci scaldiamo un po’, e dopo ci raggiungi - mi ha detto lui.
Sono a casa loro. Seduto sulla loro sedia,  fuori dalla loro stanza da letto. Nudo. Ho le mutande nella mano sinistra, e stringo nell’altra il mio pisello. Moscio. Colpa magari dell’emozione, o del panico, ma non riesco proprio a farlo venire su. Forse perché seduto su questa sedia di legno, mi si è anche raffreddato il culo. Mentre i miei due nuovi amici se la spassano alla grande al di là della parete, io faccio due passi nel corridoio per scaldarmi un po’ le chiappe. Il silenzio dell’appartamento è rotto dall’alternarsi dei mugugni della signora e dagli splat dei miei piedi nudi sul pavimento. Sono dieci minuti ormai che cammino su e giù menandomelo nell’aria, ma non è ancora successo nulla. Per questa mia prima volta ho voluto scegliere due persone normali, quasi banali. Lui sulla cinquantina, con un po’ di pancetta, pochi capelli, e peli folti sulla schiena. Lei, quarantacinque anni, fianchi un po’ larghi, piedi grossi e belle tette. Non li volevo troppo belli, non più di me almeno. Certo, nemmeno due cessi; alla fine lei me la sarei dovuta comunque scopare, no? La ricerca è stata infinita. Avrò consultato migliaia di annunci e foto di culi, tette, cosce, amplessi imbarazzanti e fighe più o meno pelose. Dopo un mese di ricerca, la cerchia si stringeva sempre più. Erano rimaste un paio di coppie che avrei contattato da lì a poco. Per incoraggiarmi ripetevo un personale mantra “è come andare a puttane, ma senza pagare – è come andare a puttane, ma senza pagare – è come…”.
La coppia che avevo scelto si definiva come “Coppia Scambista”, il che significa che La Di Lui Signora era pronta, anzi, desiderosa, di conoscere altri pretendenti alle sue grazie, col benestare della di Lui volontà. Nelle gerarchie del sito io ero “Singolo Eterosessuale”, ovvero onanista professionista desideroso di conoscere una qualsivoglia grazia, di una qualsivoglia Signora desiderosa. Dagli urletti provenienti oltre la parete, non avevo ben capito in quale particolare modo voleva essere sbattuta la signora nell’altra stanza. E il mio coso continuava a rimanermi mollo tra le dita, che adesso erano anche un po’ sudaticce.
‘Farò sicuramente una brutta figura con quei due di là’, mi andavo ripetendo a ogni passo, mentre percorrevo a memoria ogni centimetro del freddo corridoio.
- L’ho sempre detto io che sei uno senza palle, guardati fai proprio pena! - 
La voce proveniva dalla mie spalle, ed era una voce nota. Mi volto e trovo lo spettro di mia moglie, vestita da pastorella, che indica con il suo dito il mio ditino penzolante.
- Ma…Ma…Margherita? – dico io.
- Cos’è, ti si è congelata anche la lingua dopo il pisello? - dice lei.
- Margherita, ma tu non sei morta, abbiamo solo divorziato! Cosa ti viene in mente di apparire come un fantasma? - le rispondo cercando di nascondermi dietro a una cassapanca in legno wengè.
- Certo che non sono morta, pezzo d’imbecille! Cosa ti credevi. - Mi risponde avvicinandosi galleggiando lungo il corridoio.
- Margherita scusami, ma tu che ci fai qui? Tra tutte le apparizioni sei proprio l’ultima che desideravo. - Le dico uscendo dal mio nascondiglio.
- Che vuoi che ne sappia io! Magari per cercare di rendere presentabile quel coso moscio che hai tra le dita ai tuoi nuovi amici, stai creando fantasie con la tua mente. La migliore che sei riuscito a tirar fuori sono io vestita in questo modo cretino. Mi fai proprio ridere, sei PA TE TI CO.
- Come cretino! Mi avevi detto che ti piaceva! Sei una bugiarda schifosa. Allora non ti piaceva nemmeno quando io mi vestivo da marinaretto? - le dico alzando la voce.
- Secondo te perché abbiamo divorziato allora? - mi risponde allontanandosi volgendomi le spalle.
- Margherita, non puoi fare così! Non puoi voltarmi le spalle e ignorarmi anche da fantasma. Non te lo permetto. Sono io che ti ho creato. - 
Ormai urlavo deliberatamente. Correvo verso di lei lungo il corridoio. I miei splat splat e le mia urla devono aver interrotto quei due di là. Ma ormai non me ne fregava più nulla, non poteva vincere lei anche se sotto forma di ectoplasma. La raggiunsi costringendola spalle al muro, vicino a una fila di quadri e foto d’epoca.
- Ora mi stai a sentire bella pastorella! Io adesso ti scopo qui in questo corridoio, sai? Eh bella pastorella! Mi hai capito? E lo faccio qui e adesso, hai capito pastorella? Guardalo, lo vedi adesso come sta bello su l’amico? Eh? Ti piace adesso Pastorella mia? Riesci a vederlo anche se sei un fantasma scommetto! - 
All’improvviso mi resi conto che intorno a me era calato uno strano silenzio. Margherita era scomparsa, al di là della parete non si sentivano più mugugni. Mi volto lentamente e vedo quei due di là che sono usciti dalla stanza. Lui: una vestaglia marroncina sgualcita che si tende all’altezza della pancia, ciabatte rotte, un calzino che gli pende da una tasca e l’altro, calato, gli lascia scoperto un polpaccio privo di peli. Lei sta piangendo appoggiata alla spalla di lui, ed è nuda. Percepisco tra le lagne di quella donna le parole
- E’ un pervertito! Te l’avevo detto! E’ un pervertito! Vuole scoparsi mia madre! Buonanima di mamma! Mandalo via!!! - 
Torno a guardare verso il muro, davanti ai miei occhi si materializza la foto della Buonanima di mamma, ritratta tra le sue pecorelle nel maggio del 1939. Immediatamente me lo ritrovai di nuovo floscio tra le gambe.
‘Ecco’ , pensai, ‘ora mi tocca ricominciare tutto daccapo’.