(…)
- Di Paganini si raccontano cose straordinarie.
- Che non ripeteva?
- Questo è niente. Sai che nei suoi concerti (naturalmente non nei concerti altrui, perché non glielo avrebbero permesso), prima di attaccare un pezzo, spezzava tre corde del violino e poi suonava su una corda sola?
- Meraviglioso.
- Pensa che ogni suo concerto costava un occhio del capo solo di corde rotte.
- E’ straordinario.
- Perché lui le spezzava sempre. Era più la spesa per le corde spezzate che l’incasso. Gli impresari avevano un diavolo per capello.
- Lo credo bene. Ma invece di spezzare le corde prima di suonare…
- Non poteva spezzarle dopo, vuoi dire?
- No. Dico: non poteva presentarsi con un violino a una corda sola?
- Monocorde, intendi?
- Me l’hai tolto dalla bocca.
- Fortuna che non era un concertista d’arpa.
- Ma Paganini ha fatto cose ben più straordinarie.
- Non tenti per caso di fare impressione sulle anime semplici con ragguagli mendaci?
- No. Una volta, mentre eseguiva un concerto, strappò prima una corda, poi un’altra, indi la terza e all’ultimo la quarta. E continuò a suonare.
- Senza corde?
- Se ti dico che le aveva strappate! E poi strappò gli applausi.
- Lui strappava tutto.
- Tutto. Non si salvava niente. Una volta, pensa, dopo aver strappato le corde, si strappò persino le falde della marsina e continuò a suonare.
- A Parigi?
- Non so se a Parigi o nei dintorni.
- Era un diavolo.
- Un’altra volta, dopo aver strappato le corde, si strappò i capelli.
- Per la disperazione di non avere altro da strappare?
- No, perché non poteva suonare. Un’altra volta suonò con un violino rotto. A Parigi, dopo aver strappato le corde, spezzò l’archetto e continuò a suonare. A Vienna ruppe anche il pianoforte dell’accompagnatore, e continuò a suonare.
- Lui continuava sempre a suonare.
- Sempre. Non smetteva nemmeno con le cannonate.
- Magnifico, superbo, immenso.
- Umile, serafico, sentimentale. Quanto più poteva rompere più era contento. Ma la maggior impresa, la cosa più straordinaria la fece a Lucca.
- Sentiamo. Ardo.
- Prima di cominciare un concerto, spezzò le corde, infranse l’archetto, sfondò il violino in testa al pianista, prese a calci tutti gli spettatori della prima fila e poi suonò un bellissimo pezzo.
- Con un altro violino?
- Questo non te lo so dire.
- Comunque, è sempre una cosa meravigliosa.
- Indubbiamente. Una volta strappò tre corde ed eseguì la Sesta di Beethoven sulla quarta, una terza sotto per la seconda volta a una prima.
- Dove?
- A Ottawa.
Genial
bello, sì
campanile è campanile. unico. la sua sottile ironia è inimitabile.
semplicemente perfetto!