Film fantareali
Lars e una ragazza tutta sua è un film indipendente del 2007 diretto da Craig Gillespie. Il film è uscito nelle sale italiane il 4 gennaio 2008, distribuito dalla DNC.
Lars Lindstrom è un ragazzo introverso che vive in un piccolo paese del Wisconsin, con pochi amici ed una inesistente vita sociale. Ha molta difficoltà ad intrattenere rapporti normali, sia con i suoi concittadini sia con suo fratello Gus e sua cognata Karin. Un giorno confessa al fratello di aver conosciuto la donna dei suoi sogni, Bianca, una dolce e timida ragazza incontrata su internet.
Gus e Karin rimangono però letteralmente senza parole quando conoscono Bianca: infatti non si trovano davanti una ragazza in carne e ossa, bensì una real doll in silicone a grandezza naturale. Lars presenta Bianca come una missionaria di origini brasiliane e danesi costretta su una sedia a rotelle.
District 9 è un film del 2009 diretto e sceneggiato da Neill Blomkamp e Terri Tatchell e prodotto da Peter Jackson.
Il film sembra portare al trionfo assoluto il senso del fantareale. Opera prima del trentenne sudafricano Neill Blomkamp. Vi dico subito che l’impatto col film è duro, almeno quanto l’opera che annunciò il genio di Quentin Tarantino e cioè Le Iene (Reservoir Dogs). Duro come il rugby roccioso degli Springboks sudafricani. La lenta metamorfosi da umano a gamberone alieno di Wikus Van De Merwe (interpretato dall’attore Sharlto Copley) è tosta da sopportare. Siamo noi stessi che ci sentiamo crescere chele e incrostazioni ovunque e che proviamo ad amputarcene un pezzo con sommo dolore. Questa è una grande storia classica di metamorfosi. Solo che nelle Metamorfosi di Ovidio gli dei puniscono gli umani troppo ambiziosi, anche quando non se lo meritano per niente. Qui invece la punizione della metamorfosi è strameritata e trasforma un immorale oppressore razzista oltre che nel corpo anche nell’anima. A parte la maestria nel gestire i mezzi tecnologici messi a disposizione dal produttore (il film è costato comunque un terzo rispetto alla media delle produzioni americane, trenta milioni, e negli Usa ne ha incassati già più di 100) la vera forza del film è il punto di vista del racconto. In questo lo sceneggiatore e regista Neill Blomkamp è straordinario. I gamberoni non hanno mai la parola, tranne quando sono costretti a parlare e a difendersi dagli umani (a un certo punto il capo gamberone ci dirà un molto speranzoso “Fra tre anni torneremo a salvarti”). Il film con uno stile narrativo da docu-drama ci mostra la realtà di terribile degrado delle bidonville e dei ghetti abitati dagli alieni e dai nigeriani, attraverso le videocamere della sorveglianza, le parole dei giornalisti e quelle dei politici. Ma tutte queste voci umane è come se venissero osservate da un occhio vitreo. L’occhio di pesce dei gamberoni alieni. E quando pian piano i gamberoni con la loro flemma di vittime indifese e imbelli diventano protagonisti della loro azione di fuga verso la libertà non sono più soli. Noi nel buio della sala prendiamo le loro parti e gridiamo verso l’esercito privato della multinazionale “morite tutti umani di merda!”. Ma a questo dovrete fantarealmente arrivarci da soli, una volta infilati dentro le brutte regole del Centro di Internamento degli immigrati clandestini. Pardon. Volevo scrivere Distretto 9. Ma Johannesburg o Lampedusa non sono più così lontane. E i gamberoni alieni nemmeno.
(Enrico Valenzi)